martedì 31 agosto 2010

31 agosto 2010 pomeriggio, “La vita fluisce nell'eternità e nell'amore”

31 agosto 2010 pomeriggio, “La vita fluisce nell'eternità e nell'amore”

“Anche le sofferenze, le perdite, i pericoli e le paure sono funzionali alla nostra evoluzione. Sbagliamo a considerarle disgrazie; in realtà sono stimoli per realizzare il senso della vita e quel che veramente ha valore.
La vita umana è breve e le quattro stagioni dell'esistenza si succedono rapidamente, una dopo l'altra. Più si procede verso la senilità, più il tempo corre via veloce in una marcia accelerata. Quello che si può fare in una stagione della vita, difficilmente si può fare nella successiva. Non è dunque facile recuperare il tempo perduto; occorre perciò impegnarci al meglio, con ogni nostra energia e intenzione, affinché si possa rapidamente conoscere la vita prima che arrivi la morte”.



Sulle rive di Ganga Mayi, Matsyavatar Prabhu ci racconta affascinanti storie puraniche come quella di Ajamila e ci legge passi dagli inni degli Alvar che richiamano quella stessa storia.

«Non mi son procurato un'istruzione, ho esercitato la mente solo nei desideri, cui sono intenti i cinque sensi. Per questo io, un ignorante, non ho ottenuto una natura buona. Ma ho smesso di desiderare lo sterminio di tutte le creature che esistono sulla vasta terra e, considerando il modo di vivere sulla retta via, io, Suo schiavo, mi sono aggrappato al miglior sostegno, a questo nome: «Narayana!»

«Egli dà il lignaggio, dà la ricchezza, annienta tutti i dolori sofferti dai Suoi schiavi, largisce 1'alto cielo, con la Sua grazia protegge la vasta terra, conferisce potenza, dona ogni altro beneficio: Egli opera come una vera madre. Io ho appreso la parola che è prodiga di bene, il nome «Narayana!»

La grandezza delle esperienze che stiamo vivendo non si può misurare con i numeri, non si può esprimere a parole. Solo la voce del cuore la può spiegare.
Matsyavatar Prabhu continua a rispondere alle nostre domande e uno dei temi più importanti che viene dibattuto è quello relativo al ruolo della volontà nel percorso spirituale.

“La volontà si rafforza attraverso le ascesi e si indebolisce indulgendo nelle comodità e nella gratificazione dei sensi. Ma quel che ancor più mi sta a cuore sottolineare è che la forza di volontà dovrebbe essere sviluppata parallelamente alla purezza e alla capacità di amare. Che sia la volontà amorevole e sapiente a guidarci nel nostro cammino.”

In questo luogo, con questi insegnamenti, si respira l'aria di una spiritualità universale. La mente si espande, il cuore si apre.
Nel frattempo si è fatta notte. Ganga Devi continua a fluire nel buio e nel buio continua a ristorare la nostra coscienza. Vediamo palazzi e templi illuminati sull'altra riva. Il prana del fiume ci pervade. La vita fluisce nell'eternità e nell'amore.

1 settembre 2010, “Il kirtana si diffonde”

Oggi siamo tornati in visita all'Università indiana con la quale stiamo intessendo una collaborazione. Questo giorno passerà alla storia per il nostro Centro Studi Bhaktivedanta perché alla presenza di Matsyavatar Prabhu e del Preside di quella Università sigliamo l'accordo di mutua collaborazione per l'organizzazione di Corsi congiunti da loro riconosciuti.

In prossimità di Shri Krishna Janmasthami, che ricorre domani, Matsyavatar Prabhu viene invitato dal Preside a tenere una lezione su questa importante ricorrenza sacra e ciò avviene alla presenza di oltre settecento studenti dell'Università e delle sue figure istituzionali più rappresentative.



“Nella Sua natura assoluta e divina, Shri Krishna è un kalpavriksha, un albero dei desideri che soddisfa ogni aspirazione dei Suoi puri devoti.
Sia quando combatte contro Kamsa, che quando glorifica Yudhistira o rincuora Arjuna, Krishna è e sempre rimane un modello di perfezione per ciascuno di noi.
Che in occasione di questa sacra festività, il Signore ci conceda le Sue benedizioni per sviluppare la capacità di impegnarci nel nostro sva-dharma in armonia con il sanatana dharma, con Dio e con tutte le creature, nel sentimento puro dell'Amore”.

Matsyavatar Prabhu  prosegue spiegando le caratteristiche principali della figura di Krishna e la natura delle Sue relazioni con i Suoi devoti. L'intensa giornata si conclude con un bellissimo kirtana condotto da una nostra consorella, al quale partecipano anche tutti gli studenti e i professori presenti, e con la nostra partecipazione ad uno spettacolo organizzato dall'Università, alla presenza di circa un migliaio di persone, in cui vengono messe in scena le avventure del Signore nella Sua forma di Bambino divino.







2 settembre 2010, “Shri Krishna Janmasthami”


Sulle rive di Ganga Devi celebriamo l'apparizione di Shri Krishna su questa terra ascoltando storie tratte dal Bhagavata Purana che riguardano la sua divina Persona.

“Chiunque entri in contatto con Krishna ottiene il supremo Bene e la liberazione e chiunque ascolti queste sacre narrazioni con la giusta predisposizione interiore viene purificato dalle reazioni degli errori commessi e sperimenta l'Amore immortale.
Krishna non ci chiede di rinunciare al piacere, ma di collocarlo in noi stessi, nell'anima. Quando impegniamo ciò che possediamo al servizio della gratificazione dei sensi, diventiamo dipendenti da quel che abbiamo; quando invece lo impegniamo per la soddisfazione dell'anima, dunque in un progetto realizzativo, non siamo più dipendenti da ciò che possediamo avendolo restituito in sacrificio alla sorgente a cui appartiene”.

In attesa della mezzanotte facciamo un kirtana e continuiamo Krishna-katha.

“Krishna porta un messaggio di salvezza. La sua è una promessa d'Amore. L'Amore è la quintessenza del dharma, è la funzione originaria dell'anima”.

Con questo pensiero nella mente, dopo aver pronunciato un voto di fronte all'immagine di Shri Bala Gopala tenuto in braccio da Madre Yashoda, ci rechiamo con tutto il gruppo a rompere il digiuno e a rispettare il sacro Prasada.

Shri Krishna Janmasthami, ki jay!

3 settembre 2010, “Shrila Prabhupada Vyasapuja”

Il nostro Tempio è all'aperto, lambito dalle acque sacre di madre Ganga.
Oggi si celebra il Vyasapuja di Shrila Prabhupada e il nostro Maestro ci spiega alcuni principi fondamentali dell'adorazione offerta al Guru.

“Ogni cosa che facciamo deve essere purnam, deve avere una pienezza, una completezza in sé, e ciò è possibile se operiamo costantemente in spirito di sacrificio. La stragrande maggioranza della gente pensa che sacrificio significhi penitenza, fatica, pesantezza. In realtà il sacrificio produce leggerezza, vitalità, dolcezza, fiducia, visione lungimirante, poiché dà senso e completezza a tutto quello che facciamo”.

Mentre Matsyavatar Prabhu ci parla in questo modo, dall'altra sponda del fiume giunge il suono di mantra che accompagnano la celebrazione di un sacrificio del fuoco.

“Yajna Purusha è Dio, il destinatario e il beneficiario di ogni sacrificio. I nostri sacrifici dovrebbero essere rivolti a Lui, Vishnu, la suprema Persona che tutto penetra e sostiene”.

Oggi il fiume scorre più forte di sempre, a seguito delle forti piogge che ci sono state in questi giorni. Il paesaggio nebbioso di Rishikesh sembra surreale, di una dimensione altra. Pare di essere in un tempo non tempo, in uno spazio non spazio.

Quando arriva il crepuscolo offriamo puja a Shrila Prabhupada.



“Se praticato nella maniera corretta e con le giuste motivazioni, il sacrificio può risolvere ogni problema esistenziale. I Veda stessi sono fondati sul sacrificio. Krishna nella Bhagavad-gita spiega che una persona può ottenere la serenità e l'appagamento completo dell'anima se realizza che Dio è il destinatario supremo di tutte le ascesi e di tutti i sacrifici. Quando comprende che Dio è il sostegno di tutti i mondi e di tutti gli esseri, quando realizza che l'universo è un'unità inscindibile da tutte le sue creature, riconquista in sé quella completezza che è propria del progetto universale; viceversa non può che alienarsi a seguito della frammentazione della coscienza. Se l'attuazione della nostra potenzialità divina resta inespressa, non potremmo che sentirci insoddisfatti, inutili, frustrati, e questa sofferenza è una delle peggiori che si possa sperimentare al momento della morte: il tormento di aver sprecato la propria vita e di non essersi realizzati. Il sacrificio è lo strumento per conseguire questa realizzazione.
Nella bhakti vengono descritte nove principali forme di sacrificio: nava sevanam. Attraverso di esse, rinnovandole ogni giorno nella pratica della propria vita quotidiana, il bhakta può raggiungere la perfezione.
Shrila Prabhupada, di cui oggi celebriamo la venuta in questo mondo, ci ha mostrato con i suoi insegnamenti e con il suo modello di comportamento, la straordinaria bellezza di vivere continuamente in spirito di sacrificio per risvegliarci alla devozione, al puro Amore per Dio ed ogni Sua creatura che può stabilirsi così in maniera irreversibile nel nostro cuore”.

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