mercoledì 17 novembre 2010

Trekking spirituale dull’Himalaya – XIV e ultima parte

Oggi è il 21, il tempo stringe e dobbiamo prendere una decisione, dopo colazione, facciamo finalmente il bucato, c'è un po' di sole che asciugherà rapidamente e monopolizziamo la terrazza dell'albergo per stendere e per riordinare l'attrezzatura, la macchina fotografica di Keshava è irrimediabilmente danneggiata dal fango che si è infilato nella valigia. Mr. Rana, che aveva chiamato Chandan, suggerisce l'idea dell'elicottero. Facciamo il punto della situazione: ci separano circa 80 chilometri per arrivare a Mussorie (da lì a Dheradun le strade sembrano buone), questi 80 chilometri non li possiamo fare da soli abbiamo troppi bagagli e non  possiamo spedirli, servono portatori e jeep fra una frana e l'altra, impossibile senza una guida che parli hindi; Mr. Rana deve partire oggi ma si fermerà fino a domani per aiutarci in paese a raccogliere tutte le informazioni.
Il nostro albergo è nella parte alta di Barkot a mezzo chilometro dal centro, dopo duecento metri la strada è crollata per le piogge, ne è rimasto un metro dove si passa in fila indiana, nella voragine stanno lavorando uomini e donne, con massi e filo di ferro preparano una massicciata di fortuna.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XIV e ultima parte

Oggi è il 21, il tempo stringe e dobbiamo prendere una decisione, dopo colazione, facciamo finalmente il bucato, c'è un po' di sole che asciugherà rapidamente e monopolizziamo la terrazza dell'albergo per stendere e per riordinare l'attrezzatura, la macchina fotografica di Keshava è irrimediabilmente danneggiata dal fango che si è infilato nella valigia. Mr. Rana, che aveva chiamato Chandan, suggerisce l'idea dell'elicottero. Facciamo il punto della situazione: ci separano circa 80 chilometri per arrivare a Mussorie (da lì a Dheradun le strade sembrano buone), questi 80 chilometri non li possiamo fare da soli abbiamo troppi bagagli e non  possiamo spedirli, servono portatori e jeep fra una frana e l'altra, impossibile senza una guida che parli hindi; Mr. Rana deve partire oggi ma si fermerà fino a domani per aiutarci in paese a raccogliere tutte le informazioni.
Il nostro albergo è nella parte alta di Barkot a mezzo chilometro dal centro, dopo duecento metri la strada è crollata per le piogge, ne è rimasto un metro dove si passa in fila indiana, nella voragine stanno lavorando uomini e donne, con massi e filo di ferro preparano una massicciata di fortuna.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XIII parte

19  Hotel Dipin, giornata di attesa, ha piovuto tutta la notte e tutta la notte ho sognato Gurudeva e i confratelli, piove ininterrottamente da 48 ore, la Yamuna si è trasformata in una corsa di tori inferociti e mugghianti e fa impressione, continua a crescere ed ora riceve acqua da un nuovo affluente che è la strada di Syani Chatti che si è trasformata in un torrentello, parte una squadra di giovani con i bastoni alla ricerca dell'indiano finito ieri nel fiume. Facciamo continui briefing ma dipendiamo da Indra, deva della pioggia. La montagna continua a franare e la strada che scende a Barkot è interrotta in più punti, una trentina di persone che aveva tentato l'avventura devono rientrare perché la corriera è intrappolata fra due frane e partono dei conducenti con i muli per recuperare i bagagli.
Siamo a tavola per il pranzo che è un po' ripetitivo ma per noi va bene, per i francesi un po' meno infatti al mattino il più anziano aveva chiesto a Keshava cosa diceva di mangiare un ossobuco, quando sentiamo delle grida provenire dalla strada di là dal fiume, usciamo e vediamo alcune persone che corrono per evitare dei massi che franano dal costone ripido della montagna, alcuni sono grandi come i tavoli del ristorante.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XIII parte

19  Hotel Dipin, giornata di attesa, ha piovuto tutta la notte e tutta la notte ho sognato Gurudeva e i confratelli, piove ininterrottamente da 48 ore, la Yamuna si è trasformata in una corsa di tori inferociti e mugghianti e fa impressione, continua a crescere ed ora riceve acqua da un nuovo affluente che è la strada di Syani Chatti che si è trasformata in un torrentello, parte una squadra di giovani con i bastoni alla ricerca dell'indiano finito ieri nel fiume. Facciamo continui briefing ma dipendiamo da Indra, deva della pioggia. La montagna continua a franare e la strada che scende a Barkot è interrotta in più punti, una trentina di persone che aveva tentato l'avventura devono rientrare perché la corriera è intrappolata fra due frane e partono dei conducenti con i muli per recuperare i bagagli.
Siamo a tavola per il pranzo che è un po' ripetitivo ma per noi va bene, per i francesi un po' meno infatti al mattino il più anziano aveva chiesto a Keshava cosa diceva di mangiare un ossobuco, quando sentiamo delle grida provenire dalla strada di là dal fiume, usciamo e vediamo alcune persone che corrono per evitare dei massi che franano dal costone ripido della montagna, alcuni sono grandi come i tavoli del ristorante.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XII parte

Il 18 partiamo tutti contenti nella speranza di sottrarci all'acqua che da troppe ore ci penalizza. Forse a valle non piove. La jeep che ci hanno procurato ha la frizione che non stacca, perciò non ha grandi capacità di manovra, ce ne accorgiamo alla prima frana. Scendiamo per tentare di spostare i massi mentre uno di noi sta di vedetta per avvisare se cade altro materiale dall'alto. Keshava e Mr. Rana scendono verso Hanuman Chatti per noleggiare un'altra jeep che ci venga a prendere a valle della frana. I due autisti preoccupati per la frizione, seduti all'asciutto, ci guardano lavorare. Quando ci accorgiamo che la nostra macchina, con strane manovre date dalla mancanza di frizione, cerca di allontanarsi con tutta la nostra attrezzatura risaliamo a bordo fradici e li costringiamo a fermarsi vicino ad una baracca dove è parcheggiato un trattore.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XII parte

Il 18 partiamo tutti contenti nella speranza di sottrarci all'acqua che da troppe ore ci penalizza. Forse a valle non piove. La jeep che ci hanno procurato ha la frizione che non stacca, perciò non ha grandi capacità di manovra, ce ne accorgiamo alla prima frana. Scendiamo per tentare di spostare i massi mentre uno di noi sta di vedetta per avvisare se cade altro materiale dall'alto. Keshava e Mr. Rana scendono verso Hanuman Chatti per noleggiare un'altra jeep che ci venga a prendere a valle della frana. I due autisti preoccupati per la frizione, seduti all'asciutto, ci guardano lavorare. Quando ci accorgiamo che la nostra macchina, con strane manovre date dalla mancanza di frizione, cerca di allontanarsi con tutta la nostra attrezzatura risaliamo a bordo fradici e li costringiamo a fermarsi vicino ad una baracca dove è parcheggiato un trattore.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XI parte

Giovedì 16 mattina, rifatti i bagagli e sistemati sulla jeep torniamo da Chandan; c'è anche un bancario che dall'alto della sua posizione sociale ci elargisce le rupie in cambio dei nostri euro, sfoggia oro alle dita e al polso, ha la camicia dentro i pantaloni e i capelli neri e lisci che sembrano impomatati. I nostri portatori, che rivedo con piacere, sono in gioiosa attesa della mancia, sono in gruppo ma rivedo le diverse personalità che avevo imparato a distinguere. Con quante vite ci siamo incrociati in questa manciata di giorni! Con quanto vissuto! E quanto rispetto devo imparare ad avere per gli altri! Rupie, baci e abbracci e la sensazione di lasciarci alle spalle buone relazioni tranne forse che per il coordinatore dei portatori, un ragazzo minuto, molto svelto, che sperava qualcosa in più.
Partiamo con una jeep 4x4 diretti a Janki Chatti per la seconda parte  del viaggio. La giornata è soleggiata e fa sperare bene, ci hanno già avvertiti che dove andremo diverse strade sono danneggiate, ma percorribili.