15 ottobre 2011
Ieri abbiamo trascorso tutto il giorno in viaggio. Da Uttarkashi occorrono infatti più di nove ore per arrivare a Rishikesh.
Stamani mattina ci rechiamo su di una spiaggetta a Rama Jhula, per ascoltare l'ultima lezione di questo seminario sulle rive di Madre Ganga. Guru Maharaja ci spiega le convergenze e le differenze tra Yoga e Psicoterapia. In comune queste discipline hanno l'intento di ridurre ed eliminare le distorsioni e le variazioni psichiche, seppur con l'utilizzo di metodologie diverse, ma lo Yoga - a differenza della Psicoterapia - prende in considerazione anche un'altra e superiore dimensione dell'essere che è quella spirituale.
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domenica 30 ottobre 2011
venerdì 21 ottobre 2011
Qui tutto vive - Himalaya 2011
Rishikesh, 3 ottobre 2011 pomeriggio
Ritorniamo sulle rive di Ganga Devi. Alcuni di noi si bagnano nelle acque sacre. Ganga Mayi scorre impetuosa. Poco più avanti, in questa parte di Rishikesh, il fiume ha portato via una parte di terrazza del ghata. Vediamo massi pesanti tonnellate portati via dalle acque. E' successo lo scorso anno quando ci sono state piogge torrenziali e alluvioni. In quell'occasione il fiume si è ripreso anche la gigantesca statua di Shiva che si trovava non molto lontano da qui.

In questa lezione Marco Ferrini ci spiega che le ombre del carattere sono conseguenza delle proiezioni mentali indotte da asmita, una falsa concezione di sé basata sull'identificazione con il corpo e con gli stati mentali, da cui derivano illusioni e sofferenze. Il Maestro ci spiega questo concetto portandoci anche esempi tratti dalla civiltà ellenica; ci parla delle vicende narrate nell'Iliade, che dimostrano come l'ira, la vendetta, il desiderio di depredare e di sopraffare gli altri sono causa della propria sconfitta personale. Tutti soffrono nella misura in cui sono identificati con asmita.
Ritorniamo sulle rive di Ganga Devi. Alcuni di noi si bagnano nelle acque sacre. Ganga Mayi scorre impetuosa. Poco più avanti, in questa parte di Rishikesh, il fiume ha portato via una parte di terrazza del ghata. Vediamo massi pesanti tonnellate portati via dalle acque. E' successo lo scorso anno quando ci sono state piogge torrenziali e alluvioni. In quell'occasione il fiume si è ripreso anche la gigantesca statua di Shiva che si trovava non molto lontano da qui.
In questa lezione Marco Ferrini ci spiega che le ombre del carattere sono conseguenza delle proiezioni mentali indotte da asmita, una falsa concezione di sé basata sull'identificazione con il corpo e con gli stati mentali, da cui derivano illusioni e sofferenze. Il Maestro ci spiega questo concetto portandoci anche esempi tratti dalla civiltà ellenica; ci parla delle vicende narrate nell'Iliade, che dimostrano come l'ira, la vendetta, il desiderio di depredare e di sopraffare gli altri sono causa della propria sconfitta personale. Tutti soffrono nella misura in cui sono identificati con asmita.
giovedì 20 ottobre 2011
La prima lezione sul Gange - Himalaya 2011
Rishikesh, 3 ottobre 2011 mattina
Siamo finalmente vicini a Madre Ganga, poco dopo il ponte di Ramjhula, seduti su di una spiaggetta sotto l'ombra di un albero baniano, con una brezza leggera che ci sfiora: porta il prana del grande fiume. Qui Marco Ferrini tiene il primo incontro del Seminario.
“Athato yoga anushasanam: “Ora la disciplina dello Yoga”. Yoga città vritti nirodha: “Lo Yoga è il controllo delle variazioni della mente”.
E' una pratica difficile, specialmente per chi è soggetto ad instabilità psichica, emozionale ed affettiva, a cambi d'umore improvvisi, ma sono proprio queste persone che avrebbero più bisogno di dedicarsi a questa antica disciplina: arte e scienza del vivere. Una mente fuori controllo è il nostro nemico peggiore, così spiega Krishna ad Arjuna nella Bhagavad-gita.

Siamo finalmente vicini a Madre Ganga, poco dopo il ponte di Ramjhula, seduti su di una spiaggetta sotto l'ombra di un albero baniano, con una brezza leggera che ci sfiora: porta il prana del grande fiume. Qui Marco Ferrini tiene il primo incontro del Seminario.
“Athato yoga anushasanam: “Ora la disciplina dello Yoga”. Yoga città vritti nirodha: “Lo Yoga è il controllo delle variazioni della mente”.
E' una pratica difficile, specialmente per chi è soggetto ad instabilità psichica, emozionale ed affettiva, a cambi d'umore improvvisi, ma sono proprio queste persone che avrebbero più bisogno di dedicarsi a questa antica disciplina: arte e scienza del vivere. Una mente fuori controllo è il nostro nemico peggiore, così spiega Krishna ad Arjuna nella Bhagavad-gita.
mercoledì 17 novembre 2010
Trekking spirituale dull’Himalaya – XIII parte
19 Hotel Dipin, giornata di attesa, ha piovuto tutta la notte e tutta la notte ho sognato Gurudeva e i confratelli, piove ininterrottamente da 48 ore, la Yamuna si è trasformata in una corsa di tori inferociti e mugghianti e fa impressione, continua a crescere ed ora riceve acqua da un nuovo affluente che è la strada di Syani Chatti che si è trasformata in un torrentello, parte una squadra di giovani con i bastoni alla ricerca dell'indiano finito ieri nel fiume. Facciamo continui briefing ma dipendiamo da Indra, deva della pioggia. La montagna continua a franare e la strada che scende a Barkot è interrotta in più punti, una trentina di persone che aveva tentato l'avventura devono rientrare perché la corriera è intrappolata fra due frane e partono dei conducenti con i muli per recuperare i bagagli.
Siamo a tavola per il pranzo che è un po' ripetitivo ma per noi va bene, per i francesi un po' meno infatti al mattino il più anziano aveva chiesto a Keshava cosa diceva di mangiare un ossobuco, quando sentiamo delle grida provenire dalla strada di là dal fiume, usciamo e vediamo alcune persone che corrono per evitare dei massi che franano dal costone ripido della montagna, alcuni sono grandi come i tavoli del ristorante.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – XIII parte
19 Hotel Dipin, giornata di attesa, ha piovuto tutta la notte e tutta la notte ho sognato Gurudeva e i confratelli, piove ininterrottamente da 48 ore, la Yamuna si è trasformata in una corsa di tori inferociti e mugghianti e fa impressione, continua a crescere ed ora riceve acqua da un nuovo affluente che è la strada di Syani Chatti che si è trasformata in un torrentello, parte una squadra di giovani con i bastoni alla ricerca dell'indiano finito ieri nel fiume. Facciamo continui briefing ma dipendiamo da Indra, deva della pioggia. La montagna continua a franare e la strada che scende a Barkot è interrotta in più punti, una trentina di persone che aveva tentato l'avventura devono rientrare perché la corriera è intrappolata fra due frane e partono dei conducenti con i muli per recuperare i bagagli.
Siamo a tavola per il pranzo che è un po' ripetitivo ma per noi va bene, per i francesi un po' meno infatti al mattino il più anziano aveva chiesto a Keshava cosa diceva di mangiare un ossobuco, quando sentiamo delle grida provenire dalla strada di là dal fiume, usciamo e vediamo alcune persone che corrono per evitare dei massi che franano dal costone ripido della montagna, alcuni sono grandi come i tavoli del ristorante.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – XI parte
Giovedì 16 mattina, rifatti i bagagli e sistemati sulla jeep torniamo da Chandan; c'è anche un bancario che dall'alto della sua posizione sociale ci elargisce le rupie in cambio dei nostri euro, sfoggia oro alle dita e al polso, ha la camicia dentro i pantaloni e i capelli neri e lisci che sembrano impomatati. I nostri portatori, che rivedo con piacere, sono in gioiosa attesa della mancia, sono in gruppo ma rivedo le diverse personalità che avevo imparato a distinguere. Con quante vite ci siamo incrociati in questa manciata di giorni! Con quanto vissuto! E quanto rispetto devo imparare ad avere per gli altri! Rupie, baci e abbracci e la sensazione di lasciarci alle spalle buone relazioni tranne forse che per il coordinatore dei portatori, un ragazzo minuto, molto svelto, che sperava qualcosa in più.
Partiamo con una jeep 4x4 diretti a Janki Chatti per la seconda parte del viaggio. La giornata è soleggiata e fa sperare bene, ci hanno già avvertiti che dove andremo diverse strade sono danneggiate, ma percorribili.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – VIII parte
L'arrivo a Gomuck è un momento impressionante: il fronte del ghiacciaio alto un centinaio di metri è grigiastro con riflessi neri, verdi e azzurri, alla base c'è quello che sembra un lago dentro cui di tanto in tanto cadono pezzi di ghiaccio e dopo duecento metri l'acqua è già in movimento verso valle con la vivacità di un torrente. Qui, con il gamca ai fianchi, ci immergiamo nell'acqua fredda con un rito che molti prima di noi hanno eseguito. Il pensiero va al Maestro Marco Ferrini, ai confratelli, rivedo mio padre e mia madre, gli amici che sapevano del viaggio, è un momento da condividere interiormente mentre lascio che l’acqua mi scorra sopra il corpo. Immergiamo nella corrente dei fili braminici acquistati a Gangotri, prendiamo un po' d'acqua e dei sassolini da portare con noi, ci rivestiamo che siamo quasi asciutti grazie al sole uscito per l'occasione e ripartiamo per la parte più impegnativa. Un gruppo di indiani seduto dietro di noi assiste divertito a tutta la scena.
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L'arrivo a Gomuck è un momento impressionante: il fronte del ghiacciaio alto un centinaio di metri è grigiastro con riflessi neri, verdi e azzurri, alla base c'è quello che sembra un lago dentro cui di tanto in tanto cadono pezzi di ghiaccio e dopo duecento metri l'acqua è già in movimento verso valle con la vivacità di un torrente. Qui, con il gamca ai fianchi, ci immergiamo nell'acqua fredda con un rito che molti prima di noi hanno eseguito. Il pensiero va al Maestro Marco Ferrini, ai confratelli, rivedo mio padre e mia madre, gli amici che sapevano del viaggio, è un momento da condividere interiormente mentre lascio che l’acqua mi scorra sopra il corpo. Immergiamo nella corrente dei fili braminici acquistati a Gangotri, prendiamo un po' d'acqua e dei sassolini da portare con noi, ci rivestiamo che siamo quasi asciutti grazie al sole uscito per l'occasione e ripartiamo per la parte più impegnativa. Un gruppo di indiani seduto dietro di noi assiste divertito a tutta la scena.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – V parte
Oggi sette settembre partenza alle 11.00 dall'ufficio di Mr. Chandan diretti ai 3300 m. di Gangotri. In assoluto la strada più pericolosa che io abbia mai percorso: precipizi, smottamenti, frane, la jeep che pattina nel fango (non é una 4x4 ed ha le gomme abbastanza lisce). Lungo tutto il percorso ci accompagnano cartelli stradali ameni (quando riusciamo a leggerli) del tipo: “drive not fly”. Dal bordo stradale sempre senza protezione e spesso franato, si vede il fiume Bhagirati piccolo, piccolo in fondo alla valle. Per la maggior parte del viaggio é come fare la valle a volo d'uccello, la sicurezza della strada ed il codice sono un’astrazione, le stesse leggi della fisica in certi momenti mi sembrano sospese, come quando in una curva a destra avevamo le ruote di destra mezze fuori; ci ha sostenuto la forza centrifuga o la volontà di andare avanti.
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Oggi sette settembre partenza alle 11.00 dall'ufficio di Mr. Chandan diretti ai 3300 m. di Gangotri. In assoluto la strada più pericolosa che io abbia mai percorso: precipizi, smottamenti, frane, la jeep che pattina nel fango (non é una 4x4 ed ha le gomme abbastanza lisce). Lungo tutto il percorso ci accompagnano cartelli stradali ameni (quando riusciamo a leggerli) del tipo: “drive not fly”. Dal bordo stradale sempre senza protezione e spesso franato, si vede il fiume Bhagirati piccolo, piccolo in fondo alla valle. Per la maggior parte del viaggio é come fare la valle a volo d'uccello, la sicurezza della strada ed il codice sono un’astrazione, le stesse leggi della fisica in certi momenti mi sembrano sospese, come quando in una curva a destra avevamo le ruote di destra mezze fuori; ci ha sostenuto la forza centrifuga o la volontà di andare avanti.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – III parte
TERZA PARTE
Il giorno dopo siamo partiti in quattro per le riprese girando intorno alla confluenza e osservando tutto: i muratori al lavoro di sistemazione del parapetto, in molti per un lavoro così piccolo, ma questa é una costante in India e risale all'impostazione voluta da Ghandi che mirava a dare una occupazione a quante più persone possibile. Il lavoro con una pala si fa in due, uno manovra l'attrezzo e l'altro allevia la fatica tirando con la fune legata al manico della pala. Bisognerebbe provare! Il paese arrampicato sulla collina e visto dalla sponda opposta dell'Alaknanda é delizioso con i suoi colori pastello perciò scendiamo e attraversiamo il ponte sospeso per entrare e vedere da vicino. Francesco ci parla del suo scettico amico devoto della scienza; a metà ponte, sopra il fiume tumultuoso, scorgiamo a sinistra una curiosa torre che ricorda un faro e a destra, in cima ad una collina che fa da spartiacque a due valli, un tempio della battagliera dea Durga.
Il giorno dopo siamo partiti in quattro per le riprese girando intorno alla confluenza e osservando tutto: i muratori al lavoro di sistemazione del parapetto, in molti per un lavoro così piccolo, ma questa é una costante in India e risale all'impostazione voluta da Ghandi che mirava a dare una occupazione a quante più persone possibile. Il lavoro con una pala si fa in due, uno manovra l'attrezzo e l'altro allevia la fatica tirando con la fune legata al manico della pala. Bisognerebbe provare! Il paese arrampicato sulla collina e visto dalla sponda opposta dell'Alaknanda é delizioso con i suoi colori pastello perciò scendiamo e attraversiamo il ponte sospeso per entrare e vedere da vicino. Francesco ci parla del suo scettico amico devoto della scienza; a metà ponte, sopra il fiume tumultuoso, scorgiamo a sinistra una curiosa torre che ricorda un faro e a destra, in cima ad una collina che fa da spartiacque a due valli, un tempio della battagliera dea Durga.
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TERZA PARTE
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Il giorno dopo siamo partiti in quattro per le riprese girando intorno alla confluenza e osservando tutto: i muratori al lavoro di sistemazione del parapetto, in molti per un lavoro così piccolo, ma questa é una costante in India e risale all'impostazione voluta da Ghandi che mirava a dare una occupazione a quante più persone possibile. Il lavoro con una pala si fa in due, uno manovra l'attrezzo e l'altro allevia la fatica tirando con la fune legata al manico della pala. Bisognerebbe provare! Il paese arrampicato sulla collina e visto dalla sponda opposta dell'Alaknanda é delizioso con i suoi colori pastello perciò scendiamo e attraversiamo il ponte sospeso per entrare e vedere da vicino. Francesco ci parla del suo scettico amico devoto della scienza; a metà ponte, sopra il fiume tumultuoso, scorgiamo a sinistra una curiosa torre che ricorda un faro e a destra, in cima ad una collina che fa da spartiacque a due valli, un tempio della battagliera dea Durga.
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Trekking spirituale dull'Himalaya - II parte
SECONDA PARTE
L'indomani riprese sul Gange da entrambe le rive e salita di sette o otto piani alla torre di Shiva a cui si arriva per mezzo di un sentiero di cemento coperto di muschio, molto scivoloso. Ogni giro di scale ha una campana appesa che viene suonata dal pellegrino che vi sale ed é tutto un festoso annunciarsi in preparazione del puja a Shiva che avviene in un tempio strettissimo posto all'ultimo piano da cui si gode un panorama maestoso: il Gange, da lassù sembra calmo, si snoda pigramente con ampie anse fra le colline e le campagne e il verde scuro é punteggiato di case e templi. Le nuvole basse danno profondità e lo sguardo corre lontano ad osservare altri rilievi che si susseguono come le quinte di un teatro. Quanta storia, quante genti sono passate! Venendo ne abbiamo osservato un campionario fra i negozietti lungo i ghats, abbiamo visto i gioiosi e quelli curvi sotto il peso della loro vita, i furbi, gli onesti, i pavidi e i coraggiosi, quelli al limite della sopravvivenza e quelli con gli ori addosso e il senso del possesso negli occhi. Duemila anni fa lo spettacolo doveva essere uguale: umanità che portava e porta gli omaggi allo splendido Shiva in meditazione dentro il Gange.
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SECONDA PARTE
L'indomani riprese sul Gange da entrambe le rive e salita di sette o otto piani alla torre di Shiva a cui si arriva per mezzo di un sentiero di cemento coperto di muschio, molto scivoloso. Ogni giro di scale ha una campana appesa che viene suonata dal pellegrino che vi sale ed é tutto un festoso annunciarsi in preparazione del puja a Shiva che avviene in un tempio strettissimo posto all'ultimo piano da cui si gode un panorama maestoso: il Gange, da lassù sembra calmo, si snoda pigramente con ampie anse fra le colline e le campagne e il verde scuro é punteggiato di case e templi. Le nuvole basse danno profondità e lo sguardo corre lontano ad osservare altri rilievi che si susseguono come le quinte di un teatro. Quanta storia, quante genti sono passate! Venendo ne abbiamo osservato un campionario fra i negozietti lungo i ghats, abbiamo visto i gioiosi e quelli curvi sotto il peso della loro vita, i furbi, gli onesti, i pavidi e i coraggiosi, quelli al limite della sopravvivenza e quelli con gli ori addosso e il senso del possesso negli occhi. Duemila anni fa lo spettacolo doveva essere uguale: umanità che portava e porta gli omaggi allo splendido Shiva in meditazione dentro il Gange.
sabato 4 settembre 2010
4 settembre 2010, “L'arrivo a Devaprayag”
4 settembre 2010, “L'arrivo a Devaprayag”
Stamani salutiamo Rishikesh, dove abbiamo lasciato il cuore, e saliamo su dei pullman che ci portano a Devaprayag, la città delle sacre confluenze, laddove i fiumi Bhagirati e Alakanda s'incontrano e danno origine alla Ganga.
Dopo un viaggio alquanto impegnativo a causa di un tragitto impervio, arriviamo nel pomeriggio in un posto incantevole. Il nostro albergo è proprio di fronte al punto in cui i due fiumi si uniscono, in una valle circondata da montagne. La Ganga accompagna e dirige il nostro andare.

Stamani salutiamo Rishikesh, dove abbiamo lasciato il cuore, e saliamo su dei pullman che ci portano a Devaprayag, la città delle sacre confluenze, laddove i fiumi Bhagirati e Alakanda s'incontrano e danno origine alla Ganga.
Dopo un viaggio alquanto impegnativo a causa di un tragitto impervio, arriviamo nel pomeriggio in un posto incantevole. Il nostro albergo è proprio di fronte al punto in cui i due fiumi si uniscono, in una valle circondata da montagne. La Ganga accompagna e dirige il nostro andare.
4 settembre 2010, “L'arrivo a Devaprayag”
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Stamani salutiamo Rishikesh, dove abbiamo lasciato il cuore, e saliamo su dei pullman che ci portano a Devaprayag, la città delle sacre confluenze, laddove i fiumi Bhagirati e Alakanda s'incontrano e danno origine alla Ganga.
Dopo un viaggio alquanto impegnativo a causa di un tragitto impervio, arriviamo nel pomeriggio in un posto incantevole. Il nostro albergo è proprio di fronte al punto in cui i due fiumi si uniscono, in una valle circondata da montagne. La Ganga accompagna e dirige il nostro andare.

Stamani salutiamo Rishikesh, dove abbiamo lasciato il cuore, e saliamo su dei pullman che ci portano a Devaprayag, la città delle sacre confluenze, laddove i fiumi Bhagirati e Alakanda s'incontrano e danno origine alla Ganga.
Dopo un viaggio alquanto impegnativo a causa di un tragitto impervio, arriviamo nel pomeriggio in un posto incantevole. Il nostro albergo è proprio di fronte al punto in cui i due fiumi si uniscono, in una valle circondata da montagne. La Ganga accompagna e dirige il nostro andare.
lunedì 30 agosto 2010
30 agosto 2010, “Un giorno memorabile”
30 agosto 2010, “Un giorno memorabile”
Questo giorno costituisce per Shriman Matsya Avatar Prabhu una speciale ricorrenza: 34 anni fa incontrava per la prima volta quello che sarebbe diventato il suo amato Maestro spirituale e il viaggio che lo aveva portato ad incontrarlo e a conoscerlo era iniziato proprio qui a Rishikesh, dove uno yogi gli aveva parlato di Shrila Prabhupada e gli aveva raccomandato di recarsi da lui per apprendere lo Yoga della Bhakti. Al mattino ascoltiamo una memoria di questo primo viaggio a Rishikesh e del primo incontro del nostro Maestro con Shrila Prabhupada.
Nel pomeriggio ci rechiamo in visita presso un'importante Università indiana che ha impostato l'insegnamento e l'attività di ricerca in senso tradizionale, ovvero secondo i principi tipici di una vera e propria Gurukula. Nata all'interno di un'organizzazione socio-spirituale che rappresenta in India una realtà di grande rilievo a livello locale e nazionale, questa Università raccoglie migliaia di studenti sia in India che all'estero, con collaborazioni internazionali del più alto livello. Siamo qui anche perché interessati come Centro Studi Bhaktivedanta ad accogliere la richiesta di una collaborazione nell'organizzazione di Corsi congiunti riconosciuti dal Governo indiano.
Questo giorno costituisce per Shriman Matsya Avatar Prabhu una speciale ricorrenza: 34 anni fa incontrava per la prima volta quello che sarebbe diventato il suo amato Maestro spirituale e il viaggio che lo aveva portato ad incontrarlo e a conoscerlo era iniziato proprio qui a Rishikesh, dove uno yogi gli aveva parlato di Shrila Prabhupada e gli aveva raccomandato di recarsi da lui per apprendere lo Yoga della Bhakti. Al mattino ascoltiamo una memoria di questo primo viaggio a Rishikesh e del primo incontro del nostro Maestro con Shrila Prabhupada.
Nel pomeriggio ci rechiamo in visita presso un'importante Università indiana che ha impostato l'insegnamento e l'attività di ricerca in senso tradizionale, ovvero secondo i principi tipici di una vera e propria Gurukula. Nata all'interno di un'organizzazione socio-spirituale che rappresenta in India una realtà di grande rilievo a livello locale e nazionale, questa Università raccoglie migliaia di studenti sia in India che all'estero, con collaborazioni internazionali del più alto livello. Siamo qui anche perché interessati come Centro Studi Bhaktivedanta ad accogliere la richiesta di una collaborazione nell'organizzazione di Corsi congiunti riconosciuti dal Governo indiano.
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Questo giorno costituisce per Shriman Matsya Avatar Prabhu una speciale ricorrenza: 34 anni fa incontrava per la prima volta quello che sarebbe diventato il suo amato Maestro spirituale e il viaggio che lo aveva portato ad incontrarlo e a conoscerlo era iniziato proprio qui a Rishikesh, dove uno yogi gli aveva parlato di Shrila Prabhupada e gli aveva raccomandato di recarsi da lui per apprendere lo Yoga della Bhakti. Al mattino ascoltiamo una memoria di questo primo viaggio a Rishikesh e del primo incontro del nostro Maestro con Shrila Prabhupada.
Nel pomeriggio ci rechiamo in visita presso un'importante Università indiana che ha impostato l'insegnamento e l'attività di ricerca in senso tradizionale, ovvero secondo i principi tipici di una vera e propria Gurukula. Nata all'interno di un'organizzazione socio-spirituale che rappresenta in India una realtà di grande rilievo a livello locale e nazionale, questa Università raccoglie migliaia di studenti sia in India che all'estero, con collaborazioni internazionali del più alto livello. Siamo qui anche perché interessati come Centro Studi Bhaktivedanta ad accogliere la richiesta di una collaborazione nell'organizzazione di Corsi congiunti riconosciuti dal Governo indiano.
Questo giorno costituisce per Shriman Matsya Avatar Prabhu una speciale ricorrenza: 34 anni fa incontrava per la prima volta quello che sarebbe diventato il suo amato Maestro spirituale e il viaggio che lo aveva portato ad incontrarlo e a conoscerlo era iniziato proprio qui a Rishikesh, dove uno yogi gli aveva parlato di Shrila Prabhupada e gli aveva raccomandato di recarsi da lui per apprendere lo Yoga della Bhakti. Al mattino ascoltiamo una memoria di questo primo viaggio a Rishikesh e del primo incontro del nostro Maestro con Shrila Prabhupada.
Nel pomeriggio ci rechiamo in visita presso un'importante Università indiana che ha impostato l'insegnamento e l'attività di ricerca in senso tradizionale, ovvero secondo i principi tipici di una vera e propria Gurukula. Nata all'interno di un'organizzazione socio-spirituale che rappresenta in India una realtà di grande rilievo a livello locale e nazionale, questa Università raccoglie migliaia di studenti sia in India che all'estero, con collaborazioni internazionali del più alto livello. Siamo qui anche perché interessati come Centro Studi Bhaktivedanta ad accogliere la richiesta di una collaborazione nell'organizzazione di Corsi congiunti riconosciuti dal Governo indiano.
sabato 28 agosto 2010
28 agosto 2010 mattina, “Sulle rive di Madre Ganga”
28 agosto mattina, “Sulle rive di Madre Ganga”
La mattina presto andiamo a meditare sulle rive della Ganga. Qui c'è una potenza spirituale straordinaria. Quel flusso impetuoso di corrente che appare inarrestabile è la nostra corrente spirituale di Amore. La Ganga corre veloce, senza indugi, e ci parla della nascita e della morte, della vita eterna oltre ad esse, dell'uomo e di Dio, della terra e del cielo. Con il cuore ci tuffiamo in queste acque e solo una preghiera è nella nostra mente.
Possa io ritornare alla luce, possa vivere l'Amore puro, possa sviluppare ogni qualità e talento per offrirli al Cielo e così dimostrare la mia gratitudine verso Dio, i Maestri, tutti gli esseri. Possa la mia esistenza dimorare nella gioia, nella purezza, nella dolcezza d'animo, nella forza di un pensiero elevato. Possa io risvegliami alla Vita.
Qui, lungo il fiume, si ha la sensazione di essere giunti a casa, il luogo da cui siamo partiti e dove finalmente ritorneremo.
La mattina presto andiamo a meditare sulle rive della Ganga. Qui c'è una potenza spirituale straordinaria. Quel flusso impetuoso di corrente che appare inarrestabile è la nostra corrente spirituale di Amore. La Ganga corre veloce, senza indugi, e ci parla della nascita e della morte, della vita eterna oltre ad esse, dell'uomo e di Dio, della terra e del cielo. Con il cuore ci tuffiamo in queste acque e solo una preghiera è nella nostra mente.
Possa io ritornare alla luce, possa vivere l'Amore puro, possa sviluppare ogni qualità e talento per offrirli al Cielo e così dimostrare la mia gratitudine verso Dio, i Maestri, tutti gli esseri. Possa la mia esistenza dimorare nella gioia, nella purezza, nella dolcezza d'animo, nella forza di un pensiero elevato. Possa io risvegliami alla Vita.
Qui, lungo il fiume, si ha la sensazione di essere giunti a casa, il luogo da cui siamo partiti e dove finalmente ritorneremo.
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