mercoledì 17 novembre 2010
Trekking spirituale dull’Himalaya – XII parte
Il 18 partiamo tutti contenti nella speranza di sottrarci all'acqua che da troppe ore ci penalizza. Forse a valle non piove. La jeep che ci hanno procurato ha la frizione che non stacca, perciò non ha grandi capacità di manovra, ce ne accorgiamo alla prima frana. Scendiamo per tentare di spostare i massi mentre uno di noi sta di vedetta per avvisare se cade altro materiale dall'alto. Keshava e Mr. Rana scendono verso Hanuman Chatti per noleggiare un'altra jeep che ci venga a prendere a valle della frana. I due autisti preoccupati per la frizione, seduti all'asciutto, ci guardano lavorare. Quando ci accorgiamo che la nostra macchina, con strane manovre date dalla mancanza di frizione, cerca di allontanarsi con tutta la nostra attrezzatura risaliamo a bordo fradici e li costringiamo a fermarsi vicino ad una baracca dove è parcheggiato un trattore. Francesco rimane in auto con gli autisti a far la guardia, Madhumangala ed io torniamo alla frana con il trattore e un robusto conducente che con il mezzo riesce a spostare un macigno enorme verso il ciglio della strada. Dal versante sopra di noi, molto ripido, continuano a cadere sassi e fango, l'acqua porta tutto a valle, ormai ci sono ruscelli che scendono da ogni parte e attraversano la strada. La jeep potrebbe farcela, ma i due autisti non si fidano, siamo bloccati in una zona in cui potrebbe crollare la montagna. Dopo mezzora rientrano Keshava, Mr. Rana e tre portatori: non ha senso procedere con la jeep perché ci sono altre tre frane poco sotto, occorre caricarsi in spalla i bagagli e scendere a piedi fino ad Hanuman Chatti che dista 4 chilometri. Sassi, fango, sabbie mobili costituite da un limo sottilissimo: chi entra con lo scarpone va a fondo rapidamente e fa una grande fatica a ritirare il piede, è un effetto ventosa incredibile. Giunti al paese a fatica troviamo una jeep e discutiamo con i portatori che vogliono più soldi del previsto; comunque salgono sul tetto e vengono con noi perché si sa già che una grossa frana più avanti non ci consentirà di procedere oltre infatti dopo mezz'ora di attesa dobbiamo caricarci gli zaini e salire per cento metri nel bosco scosceso che assomiglia alla foresta amazzonica, è scivolosissimo ci si deve afferrare alle piante, all'erba, ai rami, ci sono ortiche giganti, non c'è niente di solido, l'acqua rende tutto precario poi cominciamo a scendere per un centinaio di metri per arrivare aldilà della frana. Ora tocca a Francesco partire a piedi con la guida, raggiungere il primo paese e tornare con un'altra jeep, i portatori, scavalcata la frana se ne sono andati ed è impossibile scendere a piedi con tutto il carico. Dopo un'ora e mezzo di attesa a guardare una ruspa che lavora timidamente per evitare altre frane arriva la jeep con Mr. Rana, Francesco ci attende a Syani Chatti; questa nuova jeep ha una caratteristica: non si apre il portellone così carichiamo i bagagli dalla portiera e partiamo per il paese con un autostoppista indiano sul tetto.In venti minuti siamo in piazza.
Syani Chatti è costruito in funzione di un ponte sulla Yamuna, non si vede altra utilità per questa cinquantina di case con tre negozietti, due alberghi privati ed uno governativo, due ristorantini ed una piazza in leggera discesa. E' un posto di passaggio con ricettività per i pellegrini che salgono a Yamunotri, in questo momento oltre a noi ospita due coppie di francesi che non possono salire, noi invece non possiamo scendere perché nei 32 km. che ci separano da Barkot ci sono quaranta-cinquanta frane, alla sera c'e corrente per un'ora, non c'è campo per i cellulari, la linea telefonica è interrotta. Continua a piovere e lil fiume Yamuna continua a salire. Ci viene detto che durante il pomeriggio, mentre scendevamo, un affluente della Yamuna era passato sopra il ponte, che ricordiamo bene, vicino alla prima frana e si era portato via un ragazzo; domani se ne cercherà il corpo.
Abbiamo contrattato per l'albergo a conduzione familiare sperando che sia solo per una notte, abbiamo fatto incetta di candele e, con ardite costruzioni nelle rispettive camere, cerchiamo di asciugare scarponi, biancheria, calzini fradici. Si sono salvati i sacchi a pelo. Facciamo conoscenza dei francesi che per lo più stanno al ristorante a leggere la storia dell'India o un romanzo di Grisham o giocano a carte. Sono vestiti bene e soprattutto sono asciutti, hanno modi cortesi. Durante la cena che è calda e ci dà energia ognuno a turno esprime la sua valutazione sul pellegrinaggio a Yamunotri. Poi andiamo a letto ad attendere che la pioggia cessi e la strada per Barkot si liberi.
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