mercoledì 17 novembre 2010

Trekking spirituale dull'Himalaya - II parte

SECONDA PARTE


L'indomani  riprese sul Gange da entrambe le rive e salita di sette o otto piani alla torre di Shiva a cui si arriva per mezzo di un sentiero di cemento coperto di muschio, molto scivoloso. Ogni giro di scale ha una campana appesa che viene suonata dal pellegrino che vi sale ed é tutto un festoso annunciarsi in preparazione del puja a Shiva che avviene in un tempio strettissimo posto all'ultimo piano da cui si gode un panorama maestoso: il Gange, da lassù sembra calmo, si snoda pigramente con ampie anse fra le colline e le campagne e il verde scuro é punteggiato di case e templi. Le nuvole basse danno profondità e lo sguardo corre lontano ad osservare altri rilievi che si susseguono come le quinte di un teatro. Quanta storia, quante genti sono passate! Venendo ne abbiamo osservato un campionario fra i negozietti lungo i ghats, abbiamo visto i gioiosi e quelli curvi sotto il peso della loro vita, i furbi, gli onesti, i pavidi e i coraggiosi, quelli al limite della sopravvivenza e quelli con gli ori addosso e il senso del possesso negli occhi. Duemila anni fa lo spettacolo doveva essere uguale: umanità che portava e porta gli omaggi allo splendido Shiva in meditazione dentro il Gange.
Questa statua non la vedremo più perché tra qualche giorno la piena del fiume la farà a pezzi e la disperderà nelle acque. Chissà se la dea Parvati riuscirà a ricomporre il suo amato come fece Iside con Osiride fatto a brani dalle baccanti e gettato nelle acque blu dell'Egeo! Ad ogni brano pietosamente ritrovato, Iside fondava un tempio. Fu ritrovato tutto tranne il fallo che era stato mangiato da un “pesce”.
Aldilà del fiume fra le nebbie scorgiamo il nostro albergo e da un balcone una figurina bianca ci saluta, é Gurudeva che ci ricorda che stiamo facendo un Servizio e la figurina dietro di Lui é Lokamaheshvara.  La relazione fra discepolo e Maestro si impone con vigore e si concretizza con un ridisporre l'ordine dentro di noi, con dolcezza; del resto siamo nella casa di Shiva, il discepolo perfetto.
La strada per Deoprayag, la sacra confluenza, é qualcosa di surreale, é come un intervento di Extreme Engineering alla rovescia: non c'é contenimento delle acque, non ci sono parapetti, la massicciata sembra inconsistente. Non essendoci muri di contenimento quando piove molto il viaggio diventa un'avventura;  siamo su due corriere che guadano torrentelli, sfiorano precipizi, passano in mezzo a rocce franate e sotto ad altre che franeranno tra poco. Finalmente arriviamo alla nostra meta, un dignitoso albergo disposto a terrazze, un po' umido che ha l'aria di essere stato riaperto per l'occasione. Nella nostra stanza piove e la vasca da bagno ha un curioso fondo di plastica molle ma c'é una bellissima vista sulla confluenza dei due principali affluenti del Gange: il Bhagirati che scende dal ghiacciaio Gangotri e l'Alaknanda che nasce dal Kedarnath nella zona di Badrinath. Si distinguono chiaramente i colori derivanti dai diversi sedimenti che i due fiumi trascinano a valle, due personalità, due divinità che si combattono, si contendono lo spazio, ma dopo qualche centinaio di metri si fondono e diventano: Gange. Prima ancora di conoscerne la storia si percepisce la valenza magica di questo posto così carico di energia e si capisce come molti personaggi importanti siano venuti qui a compiere le loro ascesi.

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