mercoledì 17 novembre 2010

Trekking spirituale dull’Himalaya – III parte

TERZA PARTE
Il giorno dopo siamo partiti in quattro per le riprese girando intorno alla confluenza e osservando tutto: i muratori al lavoro di sistemazione del parapetto, in molti per un lavoro così piccolo, ma questa é una costante in India e risale all'impostazione voluta da Ghandi che mirava a dare una occupazione a quante più persone possibile. Il lavoro con una pala si fa in due, uno manovra l'attrezzo e l'altro allevia la fatica tirando con la fune legata al manico della pala. Bisognerebbe provare! 
Il paese arrampicato sulla collina e visto dalla sponda opposta dell'Alaknanda é delizioso con i suoi colori pastello perciò scendiamo e attraversiamo il ponte sospeso per entrare e vedere da vicino. Francesco ci parla del suo scettico amico devoto della scienza; a metà ponte, sopra il fiume tumultuoso, scorgiamo a sinistra una curiosa torre che ricorda un faro e a destra, in cima  ad una collina che fa da spartiacque a due valli, un tempio della battagliera dea Durga. Entriamo in un paese che non si capisce di cosa viva, però tutti sono operosi, i negozi sono aperti,  ci sono almeno tre barbieri, il fabbro é all'opera, sta saldando una ringhiera con gli elettrodi sopra di noi e una cascata di scintille ci fa affrettare il passo. Anche in queste strette stradine riescono a passare le motociclette annunciate dai soliti colpi di clacson. Scendiamo a bagnarci la fronte sotto l'occhio vigile del Brahmino proprio al punto d'incontro dei due fiumi, ci sono delle ringhiere di ferro che proteggono dalla forza della corrente chi si immerge. E' qui che viene fatto il puja alla confluenza.
Noi vogliamo attraversare il ponte sopra il Bhagirati per riprendere dalla riva opposta la lezione che terrà Gurudeva al gruppo del seminario su una spiaggia deliziosa: é fatta di sabbia frutto dell'azione di erosione dei due fiumi. Chissà come deve essere ispirante parlare in un posto così! Con questi pensieri nella mente mi imbatto in una scena molto cruda: in mezzo al ponte c'é una mucca con uno zoccolo in meno, evidentemente amputato in un incidente, il moncone é coperto con un sacchetto di nylon legato con uno spago. Ogni tanto accenna ad alzarsi. Cosa prova? Cosa pensa? Il flusso di persone sul ponte e quello dell'acqua sotto di noi ricorda che tutto passa, tutte le condizioni mondane mutano, le sofferenze hanno una fine, le soddisfazioni hanno un termine. Urge dare una direzione. Come é necessario operare costantemente quel sottile distinguo fra l'essere e l'apparenza! Sciogliere questi due elementi così intimamente uniti, ad ogni livello cui può elevarsi la nostra coscienza e poi conservare  gelosamente l'essenza che così si distilla e che  per sua natura tenderebbe ad unirsi nuovamente alla “materia”. Solve et coagula. Poco dopo,”repetita juvant”, osserviamo dall'alto la lezione di Gurudeva ai discepoli biancovestiti sulla sabbia bianca, e poche decine di metri più in là, sulle rocce scure, si sta allestendo una pira funebre. 
La sera prima un cinquantenne del paese ha lasciato il corpo per un infarto ed ora, i parenti, stanno preparando la cremazione. Serve la legna, la benzina, un copertone e naturalmente il cadavere. Viene dato fuoco e sviluppando un fumo nero in mezz'ora tutto si compie, o meglio quasi tutto perché quando le ceneri vengono buttate nel Gange si vede qualche pezzo, forse un osso nero volare nell'acqua. Alla pace dell'anima penserà il figlio al momento opportuno, con i “pinda”. Intanto la lezione di Gurudeva continua. Con lo zoom vediamo Anantadeva allontanarsi dal gruppo per andare a riflettere in fondo alla spiaggia. Nel frattempo é scomparso Francesco. E' andato a fotografare per conto suo. E' un battitore libero.
Il pomeriggio passeggiata con Gurudeva verso il tempio di Sri Ramacandra, a metà ponte sull'Alaknanda Gurudeva si ferma e ci fa notare come sopra ogni fiume corra un fiume di prana avvertibile come energia vivificante che respiriamo. 
“E’ riequilibrante soprattutto per la psiche.” 
Continua il Maestro.
“Occorrerebbe camminare sulla riva contro corrente, come esercizio per guarire dalle malattie della personalità”. Ritorna il concetto di resistenza. E' dalla reazione ad una energia attiva che nasce la guarigione. Sul ponte sospeso sopra le acque tumultuose penso agli Egizi che non pregavano per la Luce, ma affinché le tenebre ne sentissero la mancanza, come un assetato nel deserto anela all'acqua.
Splendida lezione sulla spianata del tempio che ci cala nel mondo di Sri Ramacandra, nei suoi valori e nei suoi ritmi e poi di ritorno all'albergo sotto un cielo finalmente stellato in compagnia del Maestro. C'é poca luce nel cielo di Deoprayg perciò le stelle sono numerosissime. Una manciata di diamanti lanciata su un fondo di velluto nero. Sono lontane, distaccate ed ironiche osservatrici del nostro operare. Ma sono anche amiche, sembra ci diano il loro benestare per il trekking di domani. Gurudeva ricorda che molti mistici parlavano di cieli al disopra e al disotto di noi ed è inevitabile pensare a Dante e alla sua concezione di astrologia:
”..per opra delle rote magne che drizzan ciascun seme a ciascun fine secondo che le stelle son compagne”.

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