mercoledì 17 novembre 2010
Trekking spirituale dull’Himalaya – XIV e ultima parte
Oggi è il 21, il tempo stringe e dobbiamo prendere una decisione, dopo colazione, facciamo finalmente il bucato, c'è un po' di sole che asciugherà rapidamente e monopolizziamo la terrazza dell'albergo per stendere e per riordinare l'attrezzatura, la macchina fotografica di Keshava è irrimediabilmente danneggiata dal fango che si è infilato nella valigia. Mr. Rana, che aveva chiamato Chandan, suggerisce l'idea dell'elicottero. Facciamo il punto della situazione: ci separano circa 80 chilometri per arrivare a Mussorie (da lì a Dheradun le strade sembrano buone), questi 80 chilometri non li possiamo fare da soli abbiamo troppi bagagli e non possiamo spedirli, servono portatori e jeep fra una frana e l'altra, impossibile senza una guida che parli hindi; Mr. Rana deve partire oggi ma si fermerà fino a domani per aiutarci in paese a raccogliere tutte le informazioni.
Il nostro albergo è nella parte alta di Barkot a mezzo chilometro dal centro, dopo duecento metri la strada è crollata per le piogge, ne è rimasto un metro dove si passa in fila indiana, nella voragine stanno lavorando uomini e donne, con massi e filo di ferro preparano una massicciata di fortuna.
Trekking spirituale dull’Himalaya – XIV e ultima parte
Oggi è il 21, il tempo stringe e dobbiamo prendere una decisione, dopo colazione, facciamo finalmente il bucato, c'è un po' di sole che asciugherà rapidamente e monopolizziamo la terrazza dell'albergo per stendere e per riordinare l'attrezzatura, la macchina fotografica di Keshava è irrimediabilmente danneggiata dal fango che si è infilato nella valigia. Mr. Rana, che aveva chiamato Chandan, suggerisce l'idea dell'elicottero. Facciamo il punto della situazione: ci separano circa 80 chilometri per arrivare a Mussorie (da lì a Dheradun le strade sembrano buone), questi 80 chilometri non li possiamo fare da soli abbiamo troppi bagagli e non possiamo spedirli, servono portatori e jeep fra una frana e l'altra, impossibile senza una guida che parli hindi; Mr. Rana deve partire oggi ma si fermerà fino a domani per aiutarci in paese a raccogliere tutte le informazioni.
Il nostro albergo è nella parte alta di Barkot a mezzo chilometro dal centro, dopo duecento metri la strada è crollata per le piogge, ne è rimasto un metro dove si passa in fila indiana, nella voragine stanno lavorando uomini e donne, con massi e filo di ferro preparano una massicciata di fortuna.
Trekking spirituale dull’Himalaya – XIII parte
19 Hotel Dipin, giornata di attesa, ha piovuto tutta la notte e tutta la notte ho sognato Gurudeva e i confratelli, piove ininterrottamente da 48 ore, la Yamuna si è trasformata in una corsa di tori inferociti e mugghianti e fa impressione, continua a crescere ed ora riceve acqua da un nuovo affluente che è la strada di Syani Chatti che si è trasformata in un torrentello, parte una squadra di giovani con i bastoni alla ricerca dell'indiano finito ieri nel fiume. Facciamo continui briefing ma dipendiamo da Indra, deva della pioggia. La montagna continua a franare e la strada che scende a Barkot è interrotta in più punti, una trentina di persone che aveva tentato l'avventura devono rientrare perché la corriera è intrappolata fra due frane e partono dei conducenti con i muli per recuperare i bagagli.
Siamo a tavola per il pranzo che è un po' ripetitivo ma per noi va bene, per i francesi un po' meno infatti al mattino il più anziano aveva chiesto a Keshava cosa diceva di mangiare un ossobuco, quando sentiamo delle grida provenire dalla strada di là dal fiume, usciamo e vediamo alcune persone che corrono per evitare dei massi che franano dal costone ripido della montagna, alcuni sono grandi come i tavoli del ristorante.
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19 Hotel Dipin, giornata di attesa, ha piovuto tutta la notte e tutta la notte ho sognato Gurudeva e i confratelli, piove ininterrottamente da 48 ore, la Yamuna si è trasformata in una corsa di tori inferociti e mugghianti e fa impressione, continua a crescere ed ora riceve acqua da un nuovo affluente che è la strada di Syani Chatti che si è trasformata in un torrentello, parte una squadra di giovani con i bastoni alla ricerca dell'indiano finito ieri nel fiume. Facciamo continui briefing ma dipendiamo da Indra, deva della pioggia. La montagna continua a franare e la strada che scende a Barkot è interrotta in più punti, una trentina di persone che aveva tentato l'avventura devono rientrare perché la corriera è intrappolata fra due frane e partono dei conducenti con i muli per recuperare i bagagli.
Siamo a tavola per il pranzo che è un po' ripetitivo ma per noi va bene, per i francesi un po' meno infatti al mattino il più anziano aveva chiesto a Keshava cosa diceva di mangiare un ossobuco, quando sentiamo delle grida provenire dalla strada di là dal fiume, usciamo e vediamo alcune persone che corrono per evitare dei massi che franano dal costone ripido della montagna, alcuni sono grandi come i tavoli del ristorante.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – XII parte
Il 18 partiamo tutti contenti nella speranza di sottrarci all'acqua che da troppe ore ci penalizza. Forse a valle non piove. La jeep che ci hanno procurato ha la frizione che non stacca, perciò non ha grandi capacità di manovra, ce ne accorgiamo alla prima frana. Scendiamo per tentare di spostare i massi mentre uno di noi sta di vedetta per avvisare se cade altro materiale dall'alto. Keshava e Mr. Rana scendono verso Hanuman Chatti per noleggiare un'altra jeep che ci venga a prendere a valle della frana. I due autisti preoccupati per la frizione, seduti all'asciutto, ci guardano lavorare. Quando ci accorgiamo che la nostra macchina, con strane manovre date dalla mancanza di frizione, cerca di allontanarsi con tutta la nostra attrezzatura risaliamo a bordo fradici e li costringiamo a fermarsi vicino ad una baracca dove è parcheggiato un trattore.
Trekking spirituale dull’Himalaya – XII parte
Il 18 partiamo tutti contenti nella speranza di sottrarci all'acqua che da troppe ore ci penalizza. Forse a valle non piove. La jeep che ci hanno procurato ha la frizione che non stacca, perciò non ha grandi capacità di manovra, ce ne accorgiamo alla prima frana. Scendiamo per tentare di spostare i massi mentre uno di noi sta di vedetta per avvisare se cade altro materiale dall'alto. Keshava e Mr. Rana scendono verso Hanuman Chatti per noleggiare un'altra jeep che ci venga a prendere a valle della frana. I due autisti preoccupati per la frizione, seduti all'asciutto, ci guardano lavorare. Quando ci accorgiamo che la nostra macchina, con strane manovre date dalla mancanza di frizione, cerca di allontanarsi con tutta la nostra attrezzatura risaliamo a bordo fradici e li costringiamo a fermarsi vicino ad una baracca dove è parcheggiato un trattore.
Trekking spirituale dull’Himalaya – XI parte
Giovedì 16 mattina, rifatti i bagagli e sistemati sulla jeep torniamo da Chandan; c'è anche un bancario che dall'alto della sua posizione sociale ci elargisce le rupie in cambio dei nostri euro, sfoggia oro alle dita e al polso, ha la camicia dentro i pantaloni e i capelli neri e lisci che sembrano impomatati. I nostri portatori, che rivedo con piacere, sono in gioiosa attesa della mancia, sono in gruppo ma rivedo le diverse personalità che avevo imparato a distinguere. Con quante vite ci siamo incrociati in questa manciata di giorni! Con quanto vissuto! E quanto rispetto devo imparare ad avere per gli altri! Rupie, baci e abbracci e la sensazione di lasciarci alle spalle buone relazioni tranne forse che per il coordinatore dei portatori, un ragazzo minuto, molto svelto, che sperava qualcosa in più.
Partiamo con una jeep 4x4 diretti a Janki Chatti per la seconda parte del viaggio. La giornata è soleggiata e fa sperare bene, ci hanno già avvertiti che dove andremo diverse strade sono danneggiate, ma percorribili.
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Giovedì 16 mattina, rifatti i bagagli e sistemati sulla jeep torniamo da Chandan; c'è anche un bancario che dall'alto della sua posizione sociale ci elargisce le rupie in cambio dei nostri euro, sfoggia oro alle dita e al polso, ha la camicia dentro i pantaloni e i capelli neri e lisci che sembrano impomatati. I nostri portatori, che rivedo con piacere, sono in gioiosa attesa della mancia, sono in gruppo ma rivedo le diverse personalità che avevo imparato a distinguere. Con quante vite ci siamo incrociati in questa manciata di giorni! Con quanto vissuto! E quanto rispetto devo imparare ad avere per gli altri! Rupie, baci e abbracci e la sensazione di lasciarci alle spalle buone relazioni tranne forse che per il coordinatore dei portatori, un ragazzo minuto, molto svelto, che sperava qualcosa in più.
Partiamo con una jeep 4x4 diretti a Janki Chatti per la seconda parte del viaggio. La giornata è soleggiata e fa sperare bene, ci hanno già avvertiti che dove andremo diverse strade sono danneggiate, ma percorribili.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – X parte
Al mattino iniziamo la ripida discesa salutando con il cuore Tapovan, i sadhu nei loro ripari e lo Shivalinga che ormai non riusciamo più a vedere. Dobbiamo proprio partire, Yamunotri, la seconda meta, ci sta chiamando. Scendiamo rapidamente per il sentiero ripido attraversiamo la morena che non permette distrazioni e quando arriviamo all'ultimo salto di roccia diverse scariche di sassi accompagnati dai tipici fischi e tonfi richiamano la nostra attenzione; è la montagna che ci saluta. I sassi finiscono in una valletta vicino al sentiero. Questo è anche l'ultimo punto per riprendere dall'alto il fronte terminale del ghiacciaio e Keshava è al lavoro. E’ uno spettacolo indimenticabile, siamo davanti alla forza della natura, la parete di ghiaccio vivo si estende frastagliata ad anfiteatro, pinnacoli di ghiaccio dai riflessi verdastri sembrano sul punto di cadere dall'alto da un momento all'altro nell'acqua gelida e qualche masso della morena sceglie di fare il grande salto proprio ora.
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Al mattino iniziamo la ripida discesa salutando con il cuore Tapovan, i sadhu nei loro ripari e lo Shivalinga che ormai non riusciamo più a vedere. Dobbiamo proprio partire, Yamunotri, la seconda meta, ci sta chiamando. Scendiamo rapidamente per il sentiero ripido attraversiamo la morena che non permette distrazioni e quando arriviamo all'ultimo salto di roccia diverse scariche di sassi accompagnati dai tipici fischi e tonfi richiamano la nostra attenzione; è la montagna che ci saluta. I sassi finiscono in una valletta vicino al sentiero. Questo è anche l'ultimo punto per riprendere dall'alto il fronte terminale del ghiacciaio e Keshava è al lavoro. E’ uno spettacolo indimenticabile, siamo davanti alla forza della natura, la parete di ghiaccio vivo si estende frastagliata ad anfiteatro, pinnacoli di ghiaccio dai riflessi verdastri sembrano sul punto di cadere dall'alto da un momento all'altro nell'acqua gelida e qualche masso della morena sceglie di fare il grande salto proprio ora.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – IX parte
A mezza mattina di lunedì 12 partiamo in tre, Keshava, Francesco ed io per guadagnare la cresta da cui si dovrebbe vedere bene il monte Meru ed il ghiacciaio che lì si origina e ci separa dal Brighupanth. C'è nebbia e l'accordo con Mr Rana è che lui ci raggiungerà per condurci ad un punto panoramico verso il monte Meru solo se il tempo si alzerà, per questo gli ho lasciato la ricevente. La nostra ascensione è poco impegnativa perché viaggiamo leggeri e quando raggiungiamo la sommità l'altimetro mi da poco meno di 4800 metri. Siamo nella nebbia, si vedono solo delle bandierine tibetane tese tra due massi a sventolare le loro preghiere e ad indicare l'inizio della cresta dello Shivalinga; dietro e a destra di noi qualche tonfo ci ricorda che anche il ghiacciaio Meru è vivo.
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A mezza mattina di lunedì 12 partiamo in tre, Keshava, Francesco ed io per guadagnare la cresta da cui si dovrebbe vedere bene il monte Meru ed il ghiacciaio che lì si origina e ci separa dal Brighupanth. C'è nebbia e l'accordo con Mr Rana è che lui ci raggiungerà per condurci ad un punto panoramico verso il monte Meru solo se il tempo si alzerà, per questo gli ho lasciato la ricevente. La nostra ascensione è poco impegnativa perché viaggiamo leggeri e quando raggiungiamo la sommità l'altimetro mi da poco meno di 4800 metri. Siamo nella nebbia, si vedono solo delle bandierine tibetane tese tra due massi a sventolare le loro preghiere e ad indicare l'inizio della cresta dello Shivalinga; dietro e a destra di noi qualche tonfo ci ricorda che anche il ghiacciaio Meru è vivo.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – VIII parte
L'arrivo a Gomuck è un momento impressionante: il fronte del ghiacciaio alto un centinaio di metri è grigiastro con riflessi neri, verdi e azzurri, alla base c'è quello che sembra un lago dentro cui di tanto in tanto cadono pezzi di ghiaccio e dopo duecento metri l'acqua è già in movimento verso valle con la vivacità di un torrente. Qui, con il gamca ai fianchi, ci immergiamo nell'acqua fredda con un rito che molti prima di noi hanno eseguito. Il pensiero va al Maestro Marco Ferrini, ai confratelli, rivedo mio padre e mia madre, gli amici che sapevano del viaggio, è un momento da condividere interiormente mentre lascio che l’acqua mi scorra sopra il corpo. Immergiamo nella corrente dei fili braminici acquistati a Gangotri, prendiamo un po' d'acqua e dei sassolini da portare con noi, ci rivestiamo che siamo quasi asciutti grazie al sole uscito per l'occasione e ripartiamo per la parte più impegnativa. Un gruppo di indiani seduto dietro di noi assiste divertito a tutta la scena.
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L'arrivo a Gomuck è un momento impressionante: il fronte del ghiacciaio alto un centinaio di metri è grigiastro con riflessi neri, verdi e azzurri, alla base c'è quello che sembra un lago dentro cui di tanto in tanto cadono pezzi di ghiaccio e dopo duecento metri l'acqua è già in movimento verso valle con la vivacità di un torrente. Qui, con il gamca ai fianchi, ci immergiamo nell'acqua fredda con un rito che molti prima di noi hanno eseguito. Il pensiero va al Maestro Marco Ferrini, ai confratelli, rivedo mio padre e mia madre, gli amici che sapevano del viaggio, è un momento da condividere interiormente mentre lascio che l’acqua mi scorra sopra il corpo. Immergiamo nella corrente dei fili braminici acquistati a Gangotri, prendiamo un po' d'acqua e dei sassolini da portare con noi, ci rivestiamo che siamo quasi asciutti grazie al sole uscito per l'occasione e ripartiamo per la parte più impegnativa. Un gruppo di indiani seduto dietro di noi assiste divertito a tutta la scena.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – VII parte
E' il 10, finalmente si parte: i carichi sono suddivisi fra i portatori, noi abbiamo lo zaino personale di una decina di chili, un portatore resterà sempre con noi perché ha l'attrezzatura per le riprese, con noi sarà anche la guida Mr. Rana. E' un uomo sui quaranta, una persona squisita, distinta, con un alone di tristezza, farà tutto il trekking con un ombrellino e una borsa di plastica in mano che contiene parte del suo bagaglio, gli altri portatori sono sempre avanti a noi per preparare il campo con le tende e perché nonostante il carico e gli infradito camminano più spediti di noi. Ogni ora circa ci fermiamo per le riprese.
Questo primo tratto di trekking è un comodo e godibilissimo sentiero in mezzo ad alberi secolari che si faranno via via più radi per mostrare meglio la valle che si sta allargando.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – VII parte
E' il 10, finalmente si parte: i carichi sono suddivisi fra i portatori, noi abbiamo lo zaino personale di una decina di chili, un portatore resterà sempre con noi perché ha l'attrezzatura per le riprese, con noi sarà anche la guida Mr. Rana. E' un uomo sui quaranta, una persona squisita, distinta, con un alone di tristezza, farà tutto il trekking con un ombrellino e una borsa di plastica in mano che contiene parte del suo bagaglio, gli altri portatori sono sempre avanti a noi per preparare il campo con le tende e perché nonostante il carico e gli infradito camminano più spediti di noi. Ogni ora circa ci fermiamo per le riprese.
Questo primo tratto di trekking è un comodo e godibilissimo sentiero in mezzo ad alberi secolari che si faranno via via più radi per mostrare meglio la valle che si sta allargando.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – VI parte
Mercoledì otto, al mattino, sadhana nel tempio vaishnava e puja, i rituali sono un po' diversi ma si parla la stessa lingua. E' come essere a casa, mi correggo é come sentirsi a proprio agio ovunque perché meditazione sul japa mala fatta bene ci mette in quella disposizione interiore per cui il benessere non dipende più dall'esterno. Più tardi facciamo riprese, fotografie, e incontriamo all'albergo una spedizione di francesi di Chamonix, che tentano la scalata del monte Bhagirati II, lungo lo spigolo nord-ovest. E’ un 7.000mt che vogliono conquistare con tre campi e una settimana di tempo. Non li ho più incontrati, non credo ce l'abbiano fatta.
Giovedì nove, contrariamente alle previsioni è una bella giornata ed al mattino presto incontriamo un sadhu luminoso che gioiosamente, si rivolge a Madhumangala e me dicendo che Dio è uno e che non c’è un Dio degli Hindu.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – V parte
Oggi sette settembre partenza alle 11.00 dall'ufficio di Mr. Chandan diretti ai 3300 m. di Gangotri. In assoluto la strada più pericolosa che io abbia mai percorso: precipizi, smottamenti, frane, la jeep che pattina nel fango (non é una 4x4 ed ha le gomme abbastanza lisce). Lungo tutto il percorso ci accompagnano cartelli stradali ameni (quando riusciamo a leggerli) del tipo: “drive not fly”. Dal bordo stradale sempre senza protezione e spesso franato, si vede il fiume Bhagirati piccolo, piccolo in fondo alla valle. Per la maggior parte del viaggio é come fare la valle a volo d'uccello, la sicurezza della strada ed il codice sono un’astrazione, le stesse leggi della fisica in certi momenti mi sembrano sospese, come quando in una curva a destra avevamo le ruote di destra mezze fuori; ci ha sostenuto la forza centrifuga o la volontà di andare avanti.
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Oggi sette settembre partenza alle 11.00 dall'ufficio di Mr. Chandan diretti ai 3300 m. di Gangotri. In assoluto la strada più pericolosa che io abbia mai percorso: precipizi, smottamenti, frane, la jeep che pattina nel fango (non é una 4x4 ed ha le gomme abbastanza lisce). Lungo tutto il percorso ci accompagnano cartelli stradali ameni (quando riusciamo a leggerli) del tipo: “drive not fly”. Dal bordo stradale sempre senza protezione e spesso franato, si vede il fiume Bhagirati piccolo, piccolo in fondo alla valle. Per la maggior parte del viaggio é come fare la valle a volo d'uccello, la sicurezza della strada ed il codice sono un’astrazione, le stesse leggi della fisica in certi momenti mi sembrano sospese, come quando in una curva a destra avevamo le ruote di destra mezze fuori; ci ha sostenuto la forza centrifuga o la volontà di andare avanti.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – IV parte
Dopo numerosi tentativi riusciamo a contattare Mr Chandan che ci ha promesso la jeep che ci porterà ad Uttarkashi. Con una puntualità insolita l'autista alle otto si trova davanti all'albergo con la macchina pronta. E' il momento dei saluti. Il Maestro ci da le sue benedizioni, i confratelli ci salutano e in un istante siamo in viaggio, da soli, verso la meta. Abbiamo visto le foto dei posti dove andremo, li abbiamo già sorvolati con Google Earth ma rimangono ignoti, luoghi da scoprire passo dopo passo pensando a chi prima di noi ha calcato quella polvere. Il primo incontro é con dei giganteschi e sgraziati avvoltoi che all'arrivo della jeep si alzano in volo e diventano elegantissimi. Con le ali enormi dispiegate veleggiano senza il minimo sforzo, osservandoci.
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Dopo numerosi tentativi riusciamo a contattare Mr Chandan che ci ha promesso la jeep che ci porterà ad Uttarkashi. Con una puntualità insolita l'autista alle otto si trova davanti all'albergo con la macchina pronta. E' il momento dei saluti. Il Maestro ci da le sue benedizioni, i confratelli ci salutano e in un istante siamo in viaggio, da soli, verso la meta. Abbiamo visto le foto dei posti dove andremo, li abbiamo già sorvolati con Google Earth ma rimangono ignoti, luoghi da scoprire passo dopo passo pensando a chi prima di noi ha calcato quella polvere. Il primo incontro é con dei giganteschi e sgraziati avvoltoi che all'arrivo della jeep si alzano in volo e diventano elegantissimi. Con le ali enormi dispiegate veleggiano senza il minimo sforzo, osservandoci.
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Trekking spirituale dull’Himalaya – III parte
TERZA PARTE
Il giorno dopo siamo partiti in quattro per le riprese girando intorno alla confluenza e osservando tutto: i muratori al lavoro di sistemazione del parapetto, in molti per un lavoro così piccolo, ma questa é una costante in India e risale all'impostazione voluta da Ghandi che mirava a dare una occupazione a quante più persone possibile. Il lavoro con una pala si fa in due, uno manovra l'attrezzo e l'altro allevia la fatica tirando con la fune legata al manico della pala. Bisognerebbe provare! Il paese arrampicato sulla collina e visto dalla sponda opposta dell'Alaknanda é delizioso con i suoi colori pastello perciò scendiamo e attraversiamo il ponte sospeso per entrare e vedere da vicino. Francesco ci parla del suo scettico amico devoto della scienza; a metà ponte, sopra il fiume tumultuoso, scorgiamo a sinistra una curiosa torre che ricorda un faro e a destra, in cima ad una collina che fa da spartiacque a due valli, un tempio della battagliera dea Durga.
Il giorno dopo siamo partiti in quattro per le riprese girando intorno alla confluenza e osservando tutto: i muratori al lavoro di sistemazione del parapetto, in molti per un lavoro così piccolo, ma questa é una costante in India e risale all'impostazione voluta da Ghandi che mirava a dare una occupazione a quante più persone possibile. Il lavoro con una pala si fa in due, uno manovra l'attrezzo e l'altro allevia la fatica tirando con la fune legata al manico della pala. Bisognerebbe provare! Il paese arrampicato sulla collina e visto dalla sponda opposta dell'Alaknanda é delizioso con i suoi colori pastello perciò scendiamo e attraversiamo il ponte sospeso per entrare e vedere da vicino. Francesco ci parla del suo scettico amico devoto della scienza; a metà ponte, sopra il fiume tumultuoso, scorgiamo a sinistra una curiosa torre che ricorda un faro e a destra, in cima ad una collina che fa da spartiacque a due valli, un tempio della battagliera dea Durga.
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Trekking spirituale dull'Himalaya - II parte
SECONDA PARTE
L'indomani riprese sul Gange da entrambe le rive e salita di sette o otto piani alla torre di Shiva a cui si arriva per mezzo di un sentiero di cemento coperto di muschio, molto scivoloso. Ogni giro di scale ha una campana appesa che viene suonata dal pellegrino che vi sale ed é tutto un festoso annunciarsi in preparazione del puja a Shiva che avviene in un tempio strettissimo posto all'ultimo piano da cui si gode un panorama maestoso: il Gange, da lassù sembra calmo, si snoda pigramente con ampie anse fra le colline e le campagne e il verde scuro é punteggiato di case e templi. Le nuvole basse danno profondità e lo sguardo corre lontano ad osservare altri rilievi che si susseguono come le quinte di un teatro. Quanta storia, quante genti sono passate! Venendo ne abbiamo osservato un campionario fra i negozietti lungo i ghats, abbiamo visto i gioiosi e quelli curvi sotto il peso della loro vita, i furbi, gli onesti, i pavidi e i coraggiosi, quelli al limite della sopravvivenza e quelli con gli ori addosso e il senso del possesso negli occhi. Duemila anni fa lo spettacolo doveva essere uguale: umanità che portava e porta gli omaggi allo splendido Shiva in meditazione dentro il Gange.
Trekking spirituale dull'Himalaya - II parte
SECONDA PARTE
L'indomani riprese sul Gange da entrambe le rive e salita di sette o otto piani alla torre di Shiva a cui si arriva per mezzo di un sentiero di cemento coperto di muschio, molto scivoloso. Ogni giro di scale ha una campana appesa che viene suonata dal pellegrino che vi sale ed é tutto un festoso annunciarsi in preparazione del puja a Shiva che avviene in un tempio strettissimo posto all'ultimo piano da cui si gode un panorama maestoso: il Gange, da lassù sembra calmo, si snoda pigramente con ampie anse fra le colline e le campagne e il verde scuro é punteggiato di case e templi. Le nuvole basse danno profondità e lo sguardo corre lontano ad osservare altri rilievi che si susseguono come le quinte di un teatro. Quanta storia, quante genti sono passate! Venendo ne abbiamo osservato un campionario fra i negozietti lungo i ghats, abbiamo visto i gioiosi e quelli curvi sotto il peso della loro vita, i furbi, gli onesti, i pavidi e i coraggiosi, quelli al limite della sopravvivenza e quelli con gli ori addosso e il senso del possesso negli occhi. Duemila anni fa lo spettacolo doveva essere uguale: umanità che portava e porta gli omaggi allo splendido Shiva in meditazione dentro il Gange.
Trekking spirituale sulle vette dell'Himalaya (2010)
Al Maestro che è sempre stato nei nostri cuori.
Novembre 2010
PRIMA PARTE
Curioso come un viaggio si dilata nel tempo! Non inizia imbarcandosi sull'aereo e non finisce al ritorno riprendendo il bagaglio. Comincia molti mesi prima, forse con la prima fantasia sulle alte montagne Himalayane, con la preparazione tecnica, con le telefonate, le letture, le aspettative che spesso sono un tentativo di cogliere quel riverbero che un avvenimento proietta prima e dopo nel tempo.
Questo viaggio è, per gran parte, una nostra creatura, un mix d’immaginazione, volontà e fatti concreti. Realtà e proiezione nostra. Tutto quello che abbiamo vissuto durante il viaggio, gli incontri che abbiamo avuto: da quelli elevatissimi o di forte spessore umano a quelli indisponenti, agli incontri con gli animali, è un nostro prodotto, ce lo siamo cercato. Anche il tipo di energia che ha animato il viaggio è nostra. Tutto il resto l'ha messo l'India o meglio, il Sacro dell'India. Non so quantificare, è così intimamente mescolato che ora, a casa, occorre vestirsi di nuovo da viaggiatori interiori, da entronauti per dirla come Scansiani, per cercare l'oro nella miniera. E il viaggio continua.
Trekking spirituale sulle vette dell'Himalaya (2010)
Al Maestro che è sempre stato nei nostri cuori.
Novembre 2010
PRIMA PARTE
Curioso come un viaggio si dilata nel tempo! Non inizia imbarcandosi sull'aereo e non finisce al ritorno riprendendo il bagaglio. Comincia molti mesi prima, forse con la prima fantasia sulle alte montagne Himalayane, con la preparazione tecnica, con le telefonate, le letture, le aspettative che spesso sono un tentativo di cogliere quel riverbero che un avvenimento proietta prima e dopo nel tempo.
Questo viaggio è, per gran parte, una nostra creatura, un mix d’immaginazione, volontà e fatti concreti. Realtà e proiezione nostra. Tutto quello che abbiamo vissuto durante il viaggio, gli incontri che abbiamo avuto: da quelli elevatissimi o di forte spessore umano a quelli indisponenti, agli incontri con gli animali, è un nostro prodotto, ce lo siamo cercato. Anche il tipo di energia che ha animato il viaggio è nostra. Tutto il resto l'ha messo l'India o meglio, il Sacro dell'India. Non so quantificare, è così intimamente mescolato che ora, a casa, occorre vestirsi di nuovo da viaggiatori interiori, da entronauti per dirla come Scansiani, per cercare l'oro nella miniera. E il viaggio continua.
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