mercoledì 17 novembre 2010

Trekking spirituale dull’Himalaya – XIV e ultima parte

Oggi è il 21, il tempo stringe e dobbiamo prendere una decisione, dopo colazione, facciamo finalmente il bucato, c'è un po' di sole che asciugherà rapidamente e monopolizziamo la terrazza dell'albergo per stendere e per riordinare l'attrezzatura, la macchina fotografica di Keshava è irrimediabilmente danneggiata dal fango che si è infilato nella valigia. Mr. Rana, che aveva chiamato Chandan, suggerisce l'idea dell'elicottero. Facciamo il punto della situazione: ci separano circa 80 chilometri per arrivare a Mussorie (da lì a Dheradun le strade sembrano buone), questi 80 chilometri non li possiamo fare da soli abbiamo troppi bagagli e non  possiamo spedirli, servono portatori e jeep fra una frana e l'altra, impossibile senza una guida che parli hindi; Mr. Rana deve partire oggi ma si fermerà fino a domani per aiutarci in paese a raccogliere tutte le informazioni.
Il nostro albergo è nella parte alta di Barkot a mezzo chilometro dal centro, dopo duecento metri la strada è crollata per le piogge, ne è rimasto un metro dove si passa in fila indiana, nella voragine stanno lavorando uomini e donne, con massi e filo di ferro preparano una massicciata di fortuna.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XIV e ultima parte

Oggi è il 21, il tempo stringe e dobbiamo prendere una decisione, dopo colazione, facciamo finalmente il bucato, c'è un po' di sole che asciugherà rapidamente e monopolizziamo la terrazza dell'albergo per stendere e per riordinare l'attrezzatura, la macchina fotografica di Keshava è irrimediabilmente danneggiata dal fango che si è infilato nella valigia. Mr. Rana, che aveva chiamato Chandan, suggerisce l'idea dell'elicottero. Facciamo il punto della situazione: ci separano circa 80 chilometri per arrivare a Mussorie (da lì a Dheradun le strade sembrano buone), questi 80 chilometri non li possiamo fare da soli abbiamo troppi bagagli e non  possiamo spedirli, servono portatori e jeep fra una frana e l'altra, impossibile senza una guida che parli hindi; Mr. Rana deve partire oggi ma si fermerà fino a domani per aiutarci in paese a raccogliere tutte le informazioni.
Il nostro albergo è nella parte alta di Barkot a mezzo chilometro dal centro, dopo duecento metri la strada è crollata per le piogge, ne è rimasto un metro dove si passa in fila indiana, nella voragine stanno lavorando uomini e donne, con massi e filo di ferro preparano una massicciata di fortuna.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XIII parte

19  Hotel Dipin, giornata di attesa, ha piovuto tutta la notte e tutta la notte ho sognato Gurudeva e i confratelli, piove ininterrottamente da 48 ore, la Yamuna si è trasformata in una corsa di tori inferociti e mugghianti e fa impressione, continua a crescere ed ora riceve acqua da un nuovo affluente che è la strada di Syani Chatti che si è trasformata in un torrentello, parte una squadra di giovani con i bastoni alla ricerca dell'indiano finito ieri nel fiume. Facciamo continui briefing ma dipendiamo da Indra, deva della pioggia. La montagna continua a franare e la strada che scende a Barkot è interrotta in più punti, una trentina di persone che aveva tentato l'avventura devono rientrare perché la corriera è intrappolata fra due frane e partono dei conducenti con i muli per recuperare i bagagli.
Siamo a tavola per il pranzo che è un po' ripetitivo ma per noi va bene, per i francesi un po' meno infatti al mattino il più anziano aveva chiesto a Keshava cosa diceva di mangiare un ossobuco, quando sentiamo delle grida provenire dalla strada di là dal fiume, usciamo e vediamo alcune persone che corrono per evitare dei massi che franano dal costone ripido della montagna, alcuni sono grandi come i tavoli del ristorante.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XIII parte

19  Hotel Dipin, giornata di attesa, ha piovuto tutta la notte e tutta la notte ho sognato Gurudeva e i confratelli, piove ininterrottamente da 48 ore, la Yamuna si è trasformata in una corsa di tori inferociti e mugghianti e fa impressione, continua a crescere ed ora riceve acqua da un nuovo affluente che è la strada di Syani Chatti che si è trasformata in un torrentello, parte una squadra di giovani con i bastoni alla ricerca dell'indiano finito ieri nel fiume. Facciamo continui briefing ma dipendiamo da Indra, deva della pioggia. La montagna continua a franare e la strada che scende a Barkot è interrotta in più punti, una trentina di persone che aveva tentato l'avventura devono rientrare perché la corriera è intrappolata fra due frane e partono dei conducenti con i muli per recuperare i bagagli.
Siamo a tavola per il pranzo che è un po' ripetitivo ma per noi va bene, per i francesi un po' meno infatti al mattino il più anziano aveva chiesto a Keshava cosa diceva di mangiare un ossobuco, quando sentiamo delle grida provenire dalla strada di là dal fiume, usciamo e vediamo alcune persone che corrono per evitare dei massi che franano dal costone ripido della montagna, alcuni sono grandi come i tavoli del ristorante.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XII parte

Il 18 partiamo tutti contenti nella speranza di sottrarci all'acqua che da troppe ore ci penalizza. Forse a valle non piove. La jeep che ci hanno procurato ha la frizione che non stacca, perciò non ha grandi capacità di manovra, ce ne accorgiamo alla prima frana. Scendiamo per tentare di spostare i massi mentre uno di noi sta di vedetta per avvisare se cade altro materiale dall'alto. Keshava e Mr. Rana scendono verso Hanuman Chatti per noleggiare un'altra jeep che ci venga a prendere a valle della frana. I due autisti preoccupati per la frizione, seduti all'asciutto, ci guardano lavorare. Quando ci accorgiamo che la nostra macchina, con strane manovre date dalla mancanza di frizione, cerca di allontanarsi con tutta la nostra attrezzatura risaliamo a bordo fradici e li costringiamo a fermarsi vicino ad una baracca dove è parcheggiato un trattore.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XII parte

Il 18 partiamo tutti contenti nella speranza di sottrarci all'acqua che da troppe ore ci penalizza. Forse a valle non piove. La jeep che ci hanno procurato ha la frizione che non stacca, perciò non ha grandi capacità di manovra, ce ne accorgiamo alla prima frana. Scendiamo per tentare di spostare i massi mentre uno di noi sta di vedetta per avvisare se cade altro materiale dall'alto. Keshava e Mr. Rana scendono verso Hanuman Chatti per noleggiare un'altra jeep che ci venga a prendere a valle della frana. I due autisti preoccupati per la frizione, seduti all'asciutto, ci guardano lavorare. Quando ci accorgiamo che la nostra macchina, con strane manovre date dalla mancanza di frizione, cerca di allontanarsi con tutta la nostra attrezzatura risaliamo a bordo fradici e li costringiamo a fermarsi vicino ad una baracca dove è parcheggiato un trattore.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XI parte

Giovedì 16 mattina, rifatti i bagagli e sistemati sulla jeep torniamo da Chandan; c'è anche un bancario che dall'alto della sua posizione sociale ci elargisce le rupie in cambio dei nostri euro, sfoggia oro alle dita e al polso, ha la camicia dentro i pantaloni e i capelli neri e lisci che sembrano impomatati. I nostri portatori, che rivedo con piacere, sono in gioiosa attesa della mancia, sono in gruppo ma rivedo le diverse personalità che avevo imparato a distinguere. Con quante vite ci siamo incrociati in questa manciata di giorni! Con quanto vissuto! E quanto rispetto devo imparare ad avere per gli altri! Rupie, baci e abbracci e la sensazione di lasciarci alle spalle buone relazioni tranne forse che per il coordinatore dei portatori, un ragazzo minuto, molto svelto, che sperava qualcosa in più.
Partiamo con una jeep 4x4 diretti a Janki Chatti per la seconda parte  del viaggio. La giornata è soleggiata e fa sperare bene, ci hanno già avvertiti che dove andremo diverse strade sono danneggiate, ma percorribili.

Trekking spirituale dull’Himalaya – XI parte

Giovedì 16 mattina, rifatti i bagagli e sistemati sulla jeep torniamo da Chandan; c'è anche un bancario che dall'alto della sua posizione sociale ci elargisce le rupie in cambio dei nostri euro, sfoggia oro alle dita e al polso, ha la camicia dentro i pantaloni e i capelli neri e lisci che sembrano impomatati. I nostri portatori, che rivedo con piacere, sono in gioiosa attesa della mancia, sono in gruppo ma rivedo le diverse personalità che avevo imparato a distinguere. Con quante vite ci siamo incrociati in questa manciata di giorni! Con quanto vissuto! E quanto rispetto devo imparare ad avere per gli altri! Rupie, baci e abbracci e la sensazione di lasciarci alle spalle buone relazioni tranne forse che per il coordinatore dei portatori, un ragazzo minuto, molto svelto, che sperava qualcosa in più.
Partiamo con una jeep 4x4 diretti a Janki Chatti per la seconda parte  del viaggio. La giornata è soleggiata e fa sperare bene, ci hanno già avvertiti che dove andremo diverse strade sono danneggiate, ma percorribili.

Trekking spirituale dull’Himalaya – X parte

Al mattino iniziamo la ripida discesa salutando con il cuore Tapovan, i sadhu nei loro ripari e lo Shivalinga che ormai non riusciamo più a vedere. Dobbiamo proprio partire, Yamunotri, la seconda meta, ci sta chiamando. Scendiamo rapidamente per il sentiero ripido attraversiamo la morena che non permette distrazioni e quando arriviamo all'ultimo salto di roccia  diverse scariche di sassi accompagnati dai tipici fischi e tonfi richiamano la nostra attenzione; è la montagna che ci saluta. I sassi finiscono in una valletta vicino al sentiero. Questo è anche l'ultimo punto per riprendere dall'alto il fronte terminale del ghiacciaio e Keshava è al lavoro. E’ uno spettacolo indimenticabile, siamo davanti alla forza della natura, la parete di ghiaccio vivo si estende frastagliata ad anfiteatro, pinnacoli di ghiaccio dai riflessi verdastri sembrano sul punto di cadere dall'alto da un momento all'altro nell'acqua gelida e qualche masso della morena sceglie di fare il grande salto proprio ora.

Trekking spirituale dull’Himalaya – X parte

Al mattino iniziamo la ripida discesa salutando con il cuore Tapovan, i sadhu nei loro ripari e lo Shivalinga che ormai non riusciamo più a vedere. Dobbiamo proprio partire, Yamunotri, la seconda meta, ci sta chiamando. Scendiamo rapidamente per il sentiero ripido attraversiamo la morena che non permette distrazioni e quando arriviamo all'ultimo salto di roccia  diverse scariche di sassi accompagnati dai tipici fischi e tonfi richiamano la nostra attenzione; è la montagna che ci saluta. I sassi finiscono in una valletta vicino al sentiero. Questo è anche l'ultimo punto per riprendere dall'alto il fronte terminale del ghiacciaio e Keshava è al lavoro. E’ uno spettacolo indimenticabile, siamo davanti alla forza della natura, la parete di ghiaccio vivo si estende frastagliata ad anfiteatro, pinnacoli di ghiaccio dai riflessi verdastri sembrano sul punto di cadere dall'alto da un momento all'altro nell'acqua gelida e qualche masso della morena sceglie di fare il grande salto proprio ora.

Trekking spirituale dull’Himalaya – IX parte

A mezza mattina di lunedì 12 partiamo in tre, Keshava, Francesco ed io per guadagnare la cresta da cui si dovrebbe vedere bene il monte Meru ed il ghiacciaio che lì si origina e ci separa dal Brighupanth. C'è nebbia e l'accordo con Mr Rana è che lui ci raggiungerà  per condurci ad un punto panoramico verso il monte Meru solo se il tempo si alzerà, per questo gli ho lasciato la ricevente. La nostra ascensione è poco impegnativa perché viaggiamo leggeri e quando raggiungiamo la sommità l'altimetro mi da poco meno di 4800 metri. Siamo nella nebbia, si vedono solo delle bandierine tibetane tese tra due  massi a sventolare le loro preghiere e ad indicare l'inizio della cresta dello Shivalinga; dietro e a destra di noi qualche tonfo ci ricorda che anche il ghiacciaio Meru è vivo.

Trekking spirituale dull’Himalaya – IX parte

A mezza mattina di lunedì 12 partiamo in tre, Keshava, Francesco ed io per guadagnare la cresta da cui si dovrebbe vedere bene il monte Meru ed il ghiacciaio che lì si origina e ci separa dal Brighupanth. C'è nebbia e l'accordo con Mr Rana è che lui ci raggiungerà  per condurci ad un punto panoramico verso il monte Meru solo se il tempo si alzerà, per questo gli ho lasciato la ricevente. La nostra ascensione è poco impegnativa perché viaggiamo leggeri e quando raggiungiamo la sommità l'altimetro mi da poco meno di 4800 metri. Siamo nella nebbia, si vedono solo delle bandierine tibetane tese tra due  massi a sventolare le loro preghiere e ad indicare l'inizio della cresta dello Shivalinga; dietro e a destra di noi qualche tonfo ci ricorda che anche il ghiacciaio Meru è vivo.

Trekking spirituale dull’Himalaya – VIII parte

L'arrivo a Gomuck è un momento impressionante: il fronte del ghiacciaio alto un centinaio di metri è grigiastro con riflessi neri, verdi e azzurri, alla base c'è quello che sembra un lago dentro cui di tanto in tanto cadono pezzi di ghiaccio e dopo duecento metri l'acqua è già in movimento verso valle con la vivacità di un torrente. Qui, con il gamca ai fianchi, ci immergiamo nell'acqua fredda con un rito che molti prima di noi hanno eseguito. Il pensiero va al Maestro Marco Ferrini, ai confratelli, rivedo mio padre e mia madre, gli amici che sapevano del viaggio, è un momento da condividere interiormente mentre lascio che l’acqua mi scorra sopra il corpo. Immergiamo nella corrente dei fili braminici acquistati a Gangotri, prendiamo un po' d'acqua e dei sassolini da portare con noi, ci rivestiamo che siamo quasi asciutti grazie al sole uscito per l'occasione e ripartiamo per la parte più impegnativa. Un gruppo di indiani seduto dietro di noi assiste divertito a tutta la scena.


Trekking spirituale dull’Himalaya – VIII parte

L'arrivo a Gomuck è un momento impressionante: il fronte del ghiacciaio alto un centinaio di metri è grigiastro con riflessi neri, verdi e azzurri, alla base c'è quello che sembra un lago dentro cui di tanto in tanto cadono pezzi di ghiaccio e dopo duecento metri l'acqua è già in movimento verso valle con la vivacità di un torrente. Qui, con il gamca ai fianchi, ci immergiamo nell'acqua fredda con un rito che molti prima di noi hanno eseguito. Il pensiero va al Maestro Marco Ferrini, ai confratelli, rivedo mio padre e mia madre, gli amici che sapevano del viaggio, è un momento da condividere interiormente mentre lascio che l’acqua mi scorra sopra il corpo. Immergiamo nella corrente dei fili braminici acquistati a Gangotri, prendiamo un po' d'acqua e dei sassolini da portare con noi, ci rivestiamo che siamo quasi asciutti grazie al sole uscito per l'occasione e ripartiamo per la parte più impegnativa. Un gruppo di indiani seduto dietro di noi assiste divertito a tutta la scena.


Trekking spirituale dull’Himalaya – VII parte

E' il  10, finalmente si parte: i carichi sono suddivisi fra i portatori, noi abbiamo lo zaino personale di una decina di chili, un portatore resterà sempre con noi perché ha l'attrezzatura per le riprese, con noi sarà anche la guida Mr. Rana. E' un uomo sui quaranta, una persona squisita, distinta, con un alone di tristezza, farà tutto il trekking con un ombrellino e una borsa di plastica in mano che contiene parte del suo bagaglio, gli altri portatori sono sempre  avanti a noi per preparare il campo con le tende e perché nonostante il carico e gli infradito camminano più spediti di noi.  Ogni ora circa ci fermiamo per le riprese.
 Questo primo tratto di trekking è un comodo e godibilissimo sentiero in mezzo ad alberi secolari che si faranno via via più radi per mostrare meglio la valle che si sta allargando.

Trekking spirituale dull’Himalaya – VII parte

E' il  10, finalmente si parte: i carichi sono suddivisi fra i portatori, noi abbiamo lo zaino personale di una decina di chili, un portatore resterà sempre con noi perché ha l'attrezzatura per le riprese, con noi sarà anche la guida Mr. Rana. E' un uomo sui quaranta, una persona squisita, distinta, con un alone di tristezza, farà tutto il trekking con un ombrellino e una borsa di plastica in mano che contiene parte del suo bagaglio, gli altri portatori sono sempre  avanti a noi per preparare il campo con le tende e perché nonostante il carico e gli infradito camminano più spediti di noi.  Ogni ora circa ci fermiamo per le riprese.
 Questo primo tratto di trekking è un comodo e godibilissimo sentiero in mezzo ad alberi secolari che si faranno via via più radi per mostrare meglio la valle che si sta allargando.

Trekking spirituale dull’Himalaya – VI parte

Mercoledì otto, al mattino, sadhana nel tempio vaishnava e puja, i rituali sono un po' diversi ma si parla la stessa lingua. E' come essere a casa, mi correggo é come sentirsi a proprio agio ovunque perché meditazione sul japa mala fatta bene ci mette in quella disposizione interiore per cui il benessere non dipende più dall'esterno. Più tardi facciamo riprese, fotografie, e incontriamo all'albergo una spedizione di francesi di Chamonix, che tentano la scalata del monte Bhagirati II, lungo lo spigolo nord-ovest. E’ un 7.000mt che vogliono conquistare con tre campi e una settimana di tempo. Non li ho più incontrati, non credo ce l'abbiano fatta. 
Giovedì nove, contrariamente alle previsioni è una bella giornata ed al mattino presto incontriamo un sadhu luminoso che gioiosamente, si rivolge a Madhumangala e me dicendo che Dio è uno e che non c’è un Dio degli Hindu.

Trekking spirituale dull’Himalaya – VI parte

Mercoledì otto, al mattino, sadhana nel tempio vaishnava e puja, i rituali sono un po' diversi ma si parla la stessa lingua. E' come essere a casa, mi correggo é come sentirsi a proprio agio ovunque perché meditazione sul japa mala fatta bene ci mette in quella disposizione interiore per cui il benessere non dipende più dall'esterno. Più tardi facciamo riprese, fotografie, e incontriamo all'albergo una spedizione di francesi di Chamonix, che tentano la scalata del monte Bhagirati II, lungo lo spigolo nord-ovest. E’ un 7.000mt che vogliono conquistare con tre campi e una settimana di tempo. Non li ho più incontrati, non credo ce l'abbiano fatta. 
Giovedì nove, contrariamente alle previsioni è una bella giornata ed al mattino presto incontriamo un sadhu luminoso che gioiosamente, si rivolge a Madhumangala e me dicendo che Dio è uno e che non c’è un Dio degli Hindu.

Trekking spirituale dull’Himalaya – V parte

Oggi sette settembre partenza alle 11.00 dall'ufficio di Mr. Chandan diretti ai 3300 m. di  Gangotri. In assoluto la strada più pericolosa che io abbia mai percorso: precipizi, smottamenti, frane, la jeep che pattina nel fango (non é una 4x4 ed ha le gomme abbastanza lisce). Lungo tutto il percorso ci accompagnano cartelli stradali ameni (quando riusciamo a leggerli) del tipo: “drive not fly”.  Dal bordo stradale sempre senza protezione e spesso franato, si vede il fiume Bhagirati piccolo, piccolo in fondo alla valle. Per la maggior parte del viaggio é come fare la valle a volo d'uccello, la sicurezza della strada ed il codice sono un’astrazione, le stesse leggi della fisica in certi momenti mi sembrano sospese, come quando in una curva a destra avevamo le ruote di destra mezze fuori; ci ha sostenuto la forza centrifuga o la volontà di andare avanti.

Trekking spirituale dull’Himalaya – V parte

Oggi sette settembre partenza alle 11.00 dall'ufficio di Mr. Chandan diretti ai 3300 m. di  Gangotri. In assoluto la strada più pericolosa che io abbia mai percorso: precipizi, smottamenti, frane, la jeep che pattina nel fango (non é una 4x4 ed ha le gomme abbastanza lisce). Lungo tutto il percorso ci accompagnano cartelli stradali ameni (quando riusciamo a leggerli) del tipo: “drive not fly”.  Dal bordo stradale sempre senza protezione e spesso franato, si vede il fiume Bhagirati piccolo, piccolo in fondo alla valle. Per la maggior parte del viaggio é come fare la valle a volo d'uccello, la sicurezza della strada ed il codice sono un’astrazione, le stesse leggi della fisica in certi momenti mi sembrano sospese, come quando in una curva a destra avevamo le ruote di destra mezze fuori; ci ha sostenuto la forza centrifuga o la volontà di andare avanti.

Trekking spirituale dull’Himalaya – IV parte

Dopo numerosi tentativi  riusciamo a contattare Mr Chandan che ci ha promesso la jeep che ci porterà ad Uttarkashi. Con una puntualità insolita l'autista alle otto si trova davanti all'albergo con la macchina pronta. E' il momento dei saluti. Il Maestro ci da le sue benedizioni, i confratelli ci salutano e in un istante siamo in viaggio, da soli, verso la meta. Abbiamo visto le foto dei posti dove andremo, li abbiamo già sorvolati con Google Earth ma rimangono ignoti, luoghi da scoprire passo dopo passo pensando a chi prima di noi ha calcato quella polvere. Il primo incontro é con dei giganteschi e sgraziati avvoltoi che all'arrivo della jeep si alzano in volo e diventano elegantissimi. Con le ali enormi dispiegate veleggiano senza il minimo sforzo, osservandoci.

Trekking spirituale dull’Himalaya – IV parte

Dopo numerosi tentativi  riusciamo a contattare Mr Chandan che ci ha promesso la jeep che ci porterà ad Uttarkashi. Con una puntualità insolita l'autista alle otto si trova davanti all'albergo con la macchina pronta. E' il momento dei saluti. Il Maestro ci da le sue benedizioni, i confratelli ci salutano e in un istante siamo in viaggio, da soli, verso la meta. Abbiamo visto le foto dei posti dove andremo, li abbiamo già sorvolati con Google Earth ma rimangono ignoti, luoghi da scoprire passo dopo passo pensando a chi prima di noi ha calcato quella polvere. Il primo incontro é con dei giganteschi e sgraziati avvoltoi che all'arrivo della jeep si alzano in volo e diventano elegantissimi. Con le ali enormi dispiegate veleggiano senza il minimo sforzo, osservandoci.

Trekking spirituale dull’Himalaya – III parte

TERZA PARTE
Il giorno dopo siamo partiti in quattro per le riprese girando intorno alla confluenza e osservando tutto: i muratori al lavoro di sistemazione del parapetto, in molti per un lavoro così piccolo, ma questa é una costante in India e risale all'impostazione voluta da Ghandi che mirava a dare una occupazione a quante più persone possibile. Il lavoro con una pala si fa in due, uno manovra l'attrezzo e l'altro allevia la fatica tirando con la fune legata al manico della pala. Bisognerebbe provare! 
Il paese arrampicato sulla collina e visto dalla sponda opposta dell'Alaknanda é delizioso con i suoi colori pastello perciò scendiamo e attraversiamo il ponte sospeso per entrare e vedere da vicino. Francesco ci parla del suo scettico amico devoto della scienza; a metà ponte, sopra il fiume tumultuoso, scorgiamo a sinistra una curiosa torre che ricorda un faro e a destra, in cima  ad una collina che fa da spartiacque a due valli, un tempio della battagliera dea Durga.

Trekking spirituale dull’Himalaya – III parte

TERZA PARTE
Il giorno dopo siamo partiti in quattro per le riprese girando intorno alla confluenza e osservando tutto: i muratori al lavoro di sistemazione del parapetto, in molti per un lavoro così piccolo, ma questa é una costante in India e risale all'impostazione voluta da Ghandi che mirava a dare una occupazione a quante più persone possibile. Il lavoro con una pala si fa in due, uno manovra l'attrezzo e l'altro allevia la fatica tirando con la fune legata al manico della pala. Bisognerebbe provare! 
Il paese arrampicato sulla collina e visto dalla sponda opposta dell'Alaknanda é delizioso con i suoi colori pastello perciò scendiamo e attraversiamo il ponte sospeso per entrare e vedere da vicino. Francesco ci parla del suo scettico amico devoto della scienza; a metà ponte, sopra il fiume tumultuoso, scorgiamo a sinistra una curiosa torre che ricorda un faro e a destra, in cima  ad una collina che fa da spartiacque a due valli, un tempio della battagliera dea Durga.

Trekking spirituale dull'Himalaya - II parte

SECONDA PARTE


L'indomani  riprese sul Gange da entrambe le rive e salita di sette o otto piani alla torre di Shiva a cui si arriva per mezzo di un sentiero di cemento coperto di muschio, molto scivoloso. Ogni giro di scale ha una campana appesa che viene suonata dal pellegrino che vi sale ed é tutto un festoso annunciarsi in preparazione del puja a Shiva che avviene in un tempio strettissimo posto all'ultimo piano da cui si gode un panorama maestoso: il Gange, da lassù sembra calmo, si snoda pigramente con ampie anse fra le colline e le campagne e il verde scuro é punteggiato di case e templi. Le nuvole basse danno profondità e lo sguardo corre lontano ad osservare altri rilievi che si susseguono come le quinte di un teatro. Quanta storia, quante genti sono passate! Venendo ne abbiamo osservato un campionario fra i negozietti lungo i ghats, abbiamo visto i gioiosi e quelli curvi sotto il peso della loro vita, i furbi, gli onesti, i pavidi e i coraggiosi, quelli al limite della sopravvivenza e quelli con gli ori addosso e il senso del possesso negli occhi. Duemila anni fa lo spettacolo doveva essere uguale: umanità che portava e porta gli omaggi allo splendido Shiva in meditazione dentro il Gange.

Trekking spirituale dull'Himalaya - II parte

SECONDA PARTE


L'indomani  riprese sul Gange da entrambe le rive e salita di sette o otto piani alla torre di Shiva a cui si arriva per mezzo di un sentiero di cemento coperto di muschio, molto scivoloso. Ogni giro di scale ha una campana appesa che viene suonata dal pellegrino che vi sale ed é tutto un festoso annunciarsi in preparazione del puja a Shiva che avviene in un tempio strettissimo posto all'ultimo piano da cui si gode un panorama maestoso: il Gange, da lassù sembra calmo, si snoda pigramente con ampie anse fra le colline e le campagne e il verde scuro é punteggiato di case e templi. Le nuvole basse danno profondità e lo sguardo corre lontano ad osservare altri rilievi che si susseguono come le quinte di un teatro. Quanta storia, quante genti sono passate! Venendo ne abbiamo osservato un campionario fra i negozietti lungo i ghats, abbiamo visto i gioiosi e quelli curvi sotto il peso della loro vita, i furbi, gli onesti, i pavidi e i coraggiosi, quelli al limite della sopravvivenza e quelli con gli ori addosso e il senso del possesso negli occhi. Duemila anni fa lo spettacolo doveva essere uguale: umanità che portava e porta gli omaggi allo splendido Shiva in meditazione dentro il Gange.

Trekking spirituale sulle vette dell'Himalaya (2010)

Al Maestro che è sempre stato nei nostri cuori.
Novembre 2010


PRIMA PARTE


Curioso come un viaggio si dilata nel tempo! Non inizia imbarcandosi sull'aereo e non finisce al ritorno riprendendo il bagaglio. Comincia molti mesi prima, forse con la prima fantasia sulle alte montagne Himalayane, con la preparazione tecnica, con le telefonate, le letture, le aspettative che spesso sono un tentativo di cogliere quel riverbero che un avvenimento proietta prima e dopo nel tempo.
Questo viaggio è, per gran parte, una nostra creatura, un mix d’immaginazione, volontà e fatti concreti. Realtà e proiezione nostra. Tutto quello che abbiamo vissuto durante il viaggio, gli incontri che abbiamo avuto: da quelli elevatissimi o di forte spessore umano a quelli indisponenti, agli incontri con gli animali, è un nostro prodotto, ce lo siamo cercato. Anche il tipo di energia che ha animato il viaggio è nostra. Tutto il resto l'ha messo l'India o meglio, il Sacro dell'India. Non so quantificare, è così intimamente mescolato che ora, a casa, occorre vestirsi di nuovo da viaggiatori interiori, da entronauti per dirla come Scansiani, per cercare l'oro nella miniera. E il viaggio continua.

Trekking spirituale sulle vette dell'Himalaya (2010)

Al Maestro che è sempre stato nei nostri cuori.
Novembre 2010


PRIMA PARTE


Curioso come un viaggio si dilata nel tempo! Non inizia imbarcandosi sull'aereo e non finisce al ritorno riprendendo il bagaglio. Comincia molti mesi prima, forse con la prima fantasia sulle alte montagne Himalayane, con la preparazione tecnica, con le telefonate, le letture, le aspettative che spesso sono un tentativo di cogliere quel riverbero che un avvenimento proietta prima e dopo nel tempo.
Questo viaggio è, per gran parte, una nostra creatura, un mix d’immaginazione, volontà e fatti concreti. Realtà e proiezione nostra. Tutto quello che abbiamo vissuto durante il viaggio, gli incontri che abbiamo avuto: da quelli elevatissimi o di forte spessore umano a quelli indisponenti, agli incontri con gli animali, è un nostro prodotto, ce lo siamo cercato. Anche il tipo di energia che ha animato il viaggio è nostra. Tutto il resto l'ha messo l'India o meglio, il Sacro dell'India. Non so quantificare, è così intimamente mescolato che ora, a casa, occorre vestirsi di nuovo da viaggiatori interiori, da entronauti per dirla come Scansiani, per cercare l'oro nella miniera. E il viaggio continua.

lunedì 18 ottobre 2010

La musica e il volo del cuore - Himalaya 2011

Aeroporto Malpensa, ore 21

Poco prima di imbarcarci sull'aereo, seduti davanti al nostro gate, Marco Ferrini racconta delle debolezze e delle virtù umane, e ci dice che Beethoven compose la sua migliore sinfonia quando era sordo, perché la musica è dentro. Ciò che sperimentiamo nel nostro mondo interiore è molto più importante di quel che cogliamo con i sensi all'esterno.

 Il flauto sul cuore

Inizia il Viaggio - Himalaya 2011

Aeroporto Malpensa, 1 ottobre 2011 ore 21

Siamo in aeroporto. Nel mezzo di persone che arrivano e partono, si crea spontaneamente il primo momento di incontro con il nostro Maestro che vede unito il nostro gruppo: una lezione che nasce spontanea mentre Guru Maharaja sta terminando di prendere lo squisito prasada preparato per il viaggio.
Marco Ferrini (Matsyavatara Prabhu):
“Possiamo realizzare nella Bhakti, nella pratica dell'Amore divino, una gioia completa. Non c'è da escludere a priori il piacere dei sensi: questo lo si sperimenta naturalmente quando volgiamo le nostre attività alla ricerca di un bene superiore, e ancor più quando agiamo in spirito di offerta al Divino.
Il cibo offerto a Dio è superiore al digiuno, così come il parlare eticamente e filosoficamente corretto è superiore al silenzio. La Bhakti è anche festa dei sensi, oltre che festa dell'anima, perché tutto il nostro essere, su tutti i piani, beneficia del collegamento a livelli più elevati di realtà. La vita è gioia, e la Bhakti ci permette di sperimentarla appieno”.

sabato 4 settembre 2010

4 settembre 2010, “L'arrivo a Devaprayag”

4 settembre 2010, “L'arrivo a Devaprayag”

Stamani salutiamo Rishikesh, dove abbiamo lasciato il cuore, e saliamo su dei pullman che ci portano a Devaprayag, la città delle sacre confluenze, laddove i fiumi Bhagirati e Alakanda s'incontrano e danno origine alla Ganga.
Dopo un viaggio alquanto impegnativo a causa di un tragitto impervio, arriviamo nel pomeriggio in un posto incantevole. Il nostro albergo è proprio di fronte al punto in cui i due fiumi si uniscono, in una valle circondata da montagne. La Ganga accompagna e dirige il nostro andare.



4 settembre 2010, “L'arrivo a Devaprayag”

4 settembre 2010, “L'arrivo a Devaprayag”

Stamani salutiamo Rishikesh, dove abbiamo lasciato il cuore, e saliamo su dei pullman che ci portano a Devaprayag, la città delle sacre confluenze, laddove i fiumi Bhagirati e Alakanda s'incontrano e danno origine alla Ganga.
Dopo un viaggio alquanto impegnativo a causa di un tragitto impervio, arriviamo nel pomeriggio in un posto incantevole. Il nostro albergo è proprio di fronte al punto in cui i due fiumi si uniscono, in una valle circondata da montagne. La Ganga accompagna e dirige il nostro andare.



martedì 31 agosto 2010

31 agosto 2010 pomeriggio, “La vita fluisce nell'eternità e nell'amore”

31 agosto 2010 pomeriggio, “La vita fluisce nell'eternità e nell'amore”

“Anche le sofferenze, le perdite, i pericoli e le paure sono funzionali alla nostra evoluzione. Sbagliamo a considerarle disgrazie; in realtà sono stimoli per realizzare il senso della vita e quel che veramente ha valore.
La vita umana è breve e le quattro stagioni dell'esistenza si succedono rapidamente, una dopo l'altra. Più si procede verso la senilità, più il tempo corre via veloce in una marcia accelerata. Quello che si può fare in una stagione della vita, difficilmente si può fare nella successiva. Non è dunque facile recuperare il tempo perduto; occorre perciò impegnarci al meglio, con ogni nostra energia e intenzione, affinché si possa rapidamente conoscere la vita prima che arrivi la morte”.

31 agosto 2010 pomeriggio, “La vita fluisce nell'eternità e nell'amore”

31 agosto 2010 pomeriggio, “La vita fluisce nell'eternità e nell'amore”

“Anche le sofferenze, le perdite, i pericoli e le paure sono funzionali alla nostra evoluzione. Sbagliamo a considerarle disgrazie; in realtà sono stimoli per realizzare il senso della vita e quel che veramente ha valore.
La vita umana è breve e le quattro stagioni dell'esistenza si succedono rapidamente, una dopo l'altra. Più si procede verso la senilità, più il tempo corre via veloce in una marcia accelerata. Quello che si può fare in una stagione della vita, difficilmente si può fare nella successiva. Non è dunque facile recuperare il tempo perduto; occorre perciò impegnarci al meglio, con ogni nostra energia e intenzione, affinché si possa rapidamente conoscere la vita prima che arrivi la morte”.

lunedì 30 agosto 2010

30 agosto 2010, “Un giorno memorabile”

30 agosto 2010, “Un giorno memorabile”

Questo giorno costituisce per Shriman Matsya Avatar Prabhu una speciale ricorrenza: 34 anni fa incontrava per la prima volta quello che sarebbe diventato il suo amato Maestro spirituale e il viaggio che lo aveva portato ad incontrarlo e a conoscerlo era iniziato proprio qui a Rishikesh, dove uno yogi gli aveva parlato di Shrila Prabhupada e gli aveva raccomandato di recarsi da lui per apprendere lo Yoga della Bhakti. Al mattino ascoltiamo una memoria di questo primo viaggio a Rishikesh e del primo incontro del nostro Maestro con Shrila Prabhupada.

Nel pomeriggio ci rechiamo in visita presso un'importante Università indiana che ha impostato l'insegnamento e l'attività di ricerca in senso tradizionale, ovvero secondo i principi tipici di una vera e propria Gurukula. Nata all'interno di un'organizzazione socio-spirituale che rappresenta in India una realtà di grande rilievo a livello locale e nazionale, questa Università raccoglie migliaia di studenti sia in India che all'estero, con collaborazioni internazionali del più alto livello. Siamo qui anche perché interessati come Centro Studi Bhaktivedanta ad accogliere la richiesta di una collaborazione nell'organizzazione di Corsi congiunti riconosciuti dal Governo indiano.

30 agosto 2010, “Un giorno memorabile”

30 agosto 2010, “Un giorno memorabile”

Questo giorno costituisce per Shriman Matsya Avatar Prabhu una speciale ricorrenza: 34 anni fa incontrava per la prima volta quello che sarebbe diventato il suo amato Maestro spirituale e il viaggio che lo aveva portato ad incontrarlo e a conoscerlo era iniziato proprio qui a Rishikesh, dove uno yogi gli aveva parlato di Shrila Prabhupada e gli aveva raccomandato di recarsi da lui per apprendere lo Yoga della Bhakti. Al mattino ascoltiamo una memoria di questo primo viaggio a Rishikesh e del primo incontro del nostro Maestro con Shrila Prabhupada.

Nel pomeriggio ci rechiamo in visita presso un'importante Università indiana che ha impostato l'insegnamento e l'attività di ricerca in senso tradizionale, ovvero secondo i principi tipici di una vera e propria Gurukula. Nata all'interno di un'organizzazione socio-spirituale che rappresenta in India una realtà di grande rilievo a livello locale e nazionale, questa Università raccoglie migliaia di studenti sia in India che all'estero, con collaborazioni internazionali del più alto livello. Siamo qui anche perché interessati come Centro Studi Bhaktivedanta ad accogliere la richiesta di una collaborazione nell'organizzazione di Corsi congiunti riconosciuti dal Governo indiano.

sabato 28 agosto 2010

28 agosto 2010 mattina, “Sulle rive di Madre Ganga”

28 agosto mattina, “Sulle rive di Madre Ganga”

La mattina presto andiamo a meditare sulle rive della Ganga. Qui c'è una potenza spirituale straordinaria. Quel flusso impetuoso di corrente che appare inarrestabile è la nostra corrente spirituale di Amore. La Ganga corre veloce, senza indugi, e ci parla della nascita e della morte, della vita eterna oltre ad esse, dell'uomo e di Dio, della terra e del cielo. Con il cuore ci tuffiamo in queste acque e solo una preghiera è nella nostra mente.
Possa io ritornare alla luce, possa vivere l'Amore puro, possa sviluppare ogni qualità e talento per offrirli al Cielo e così dimostrare la mia gratitudine verso Dio, i Maestri, tutti gli esseri. Possa la mia esistenza dimorare nella gioia, nella purezza, nella dolcezza d'animo, nella forza di un pensiero elevato. Possa io risvegliami alla Vita.
Qui, lungo il fiume, si ha la sensazione di essere giunti a casa, il luogo da cui siamo partiti e dove finalmente ritorneremo.

28 agosto 2010 mattina, “Sulle rive di Madre Ganga”

28 agosto mattina, “Sulle rive di Madre Ganga”

La mattina presto andiamo a meditare sulle rive della Ganga. Qui c'è una potenza spirituale straordinaria. Quel flusso impetuoso di corrente che appare inarrestabile è la nostra corrente spirituale di Amore. La Ganga corre veloce, senza indugi, e ci parla della nascita e della morte, della vita eterna oltre ad esse, dell'uomo e di Dio, della terra e del cielo. Con il cuore ci tuffiamo in queste acque e solo una preghiera è nella nostra mente.
Possa io ritornare alla luce, possa vivere l'Amore puro, possa sviluppare ogni qualità e talento per offrirli al Cielo e così dimostrare la mia gratitudine verso Dio, i Maestri, tutti gli esseri. Possa la mia esistenza dimorare nella gioia, nella purezza, nella dolcezza d'animo, nella forza di un pensiero elevato. Possa io risvegliami alla Vita.
Qui, lungo il fiume, si ha la sensazione di essere giunti a casa, il luogo da cui siamo partiti e dove finalmente ritorneremo.

venerdì 27 agosto 2010

27 Agosto 2010 mattina, “Visita a Ramjhula”

27 Agosto 2010 mattina, “Visita a Ramjhula”

Partiamo al mattino presto per andare a Ramjhula, il ponte dedicato a Shri Rama. Lungo il percorso vediamo l'ashram dove il nostro Maestro soggiornò quando venne per la prima volta a Rishikesh 34 anni fa. Passiamo per la strada che faceva ogni mattina per andare a meditare sulle rive della Ganga. In questa strada oggi ci sono una lunga serie di baracche di commercianti che un tempo non c'erano. L'India cambia, si trasforma, ma noi siamo in cerca della sua anima.

27 Agosto 2010 mattina, “Visita a Ramjhula”

27 Agosto 2010 mattina, “Visita a Ramjhula”

Partiamo al mattino presto per andare a Ramjhula, il ponte dedicato a Shri Rama. Lungo il percorso vediamo l'ashram dove il nostro Maestro soggiornò quando venne per la prima volta a Rishikesh 34 anni fa. Passiamo per la strada che faceva ogni mattina per andare a meditare sulle rive della Ganga. In questa strada oggi ci sono una lunga serie di baracche di commercianti che un tempo non c'erano. L'India cambia, si trasforma, ma noi siamo in cerca della sua anima.

giovedì 26 agosto 2010

“Alla ricerca del Sacro: sulla via dello Yoga e delle sacre confluenze”.
Seminario con Marco Ferrini (Matsyavatar das)


25 Agosto 2010, “La Partenza”

Sono quasi le 18. Siamo sul volo da Bologna verso Monaco, da dove poi prenderemo l'aereo verso Nuova Delhi.
Dai piccoli finestrini dell'aereo vediamo al di sotto di noi soffici cumuli di nuvole bianche. Scopriamo nuove prospettive. Inizia il nostro Viaggio. Stiamo volando ad una quota di 7600 metri, ci dice il pilota che ci dà il benvenuto.
Diversi tra noi si conoscono, ma ci sono anche tanti volti nuovi, persone con le quali entrare in relazione, con cui condividere questa esperienza speciale che ci accomuna. Già sentiamo che qualcosa di profondo ci unisce, anche se ancora non conosciamo tutti i nostri nomi.
Esperienze come queste sono uniche in una vita, perché la meta che perseguiamo in questo viaggio non è esteriore: è dentro di noi. Siamo qui perché desideriamo scoprire quella dimensione spirituale dell'essere in cui realizzare la Gioia e l'Amore.


26 agosto 2010, “L'arrivo a Delhi”

Siamo arrivati a Delhi. Ad accoglierci ci sono subito i segni della cultura tradizionale dell'India: nella hall dell'aeroporto ammiriamo la riproduzione in rame di 12 mudra della conoscenza e della devozione.




mercoledì 25 agosto 2010

Sulla via dello Yoga e delle sacre confluenze (2010) con Marco Ferrini

“Alla ricerca del Sacro: sulla via dello Yoga e delle sacre confluenze”.
Seminario con Marco Ferrini (Matsyavatar das)


25 Agosto 2010, “La Partenza”

Sono quasi le 18. Siamo sul volo da Bologna verso Monaco, da dove poi prenderemo l'aereo verso Nuova Delhi.
Dai piccoli finestrini dell'aereo vediamo al di sotto di noi soffici cumuli di nuvole bianche. Scopriamo nuove prospettive. Inizia il nostro Viaggio. Stiamo volando ad una quota di 7600 metri, ci dice il pilota che ci dà il benvenuto.
Diversi tra noi si conoscono, ma ci sono anche tanti volti nuovi, persone con le quali entrare in relazione, con cui condividere questa esperienza speciale che ci accomuna. Già sentiamo che qualcosa di profondo ci unisce, anche se ancora non conosciamo tutti i nostri nomi.
Esperienze come queste sono uniche in una vita, perché la meta che perseguiamo in questo viaggio non è esteriore: è dentro di noi. Siamo qui perché desideriamo scoprire quella dimensione spirituale dell'essere in cui realizzare la Gioia e l'Amore.

Sulla via dello Yoga e delle sacre confluenze (2010) con Marco Ferrini

“Alla ricerca del Sacro: sulla via dello Yoga e delle sacre confluenze”.
Seminario con Marco Ferrini (Matsyavatar das)


25 Agosto 2010, “La Partenza”

Sono quasi le 18. Siamo sul volo da Bologna verso Monaco, da dove poi prenderemo l'aereo verso Nuova Delhi.
Dai piccoli finestrini dell'aereo vediamo al di sotto di noi soffici cumuli di nuvole bianche. Scopriamo nuove prospettive. Inizia il nostro Viaggio. Stiamo volando ad una quota di 7600 metri, ci dice il pilota che ci dà il benvenuto.
Diversi tra noi si conoscono, ma ci sono anche tanti volti nuovi, persone con le quali entrare in relazione, con cui condividere questa esperienza speciale che ci accomuna. Già sentiamo che qualcosa di profondo ci unisce, anche se ancora non conosciamo tutti i nostri nomi.
Esperienze come queste sono uniche in una vita, perché la meta che perseguiamo in questo viaggio non è esteriore: è dentro di noi. Siamo qui perché desideriamo scoprire quella dimensione spirituale dell'essere in cui realizzare la Gioia e l'Amore.